Egitto nel caos, scontri e morti al Cairo

Egitto nel caos. Violenti scontri si registrano nel paese delle piramidi tra oppositori e sostenitori del presidente Morsi. Il bilancio degli scontri avvenuti dinnanzi al palazzo presidenziale, al Cairo, è drammatico: 2 morti, tra cui una ragazza e ben 14 feriti.

Gli scontri sono iniziati quando i sostenitori di Morsi, sollecitati dai Fratelli musulmani, hanno raggiunto gli oppositori, distruggendo alcune tende del loro accampamento. Dal lancio di sassi, il passo al lancio di molotov prima, e spari successivamente è stato breve.

Le forze di opposizione laiche e liberali sono in piazza, dopo poco più di un anno dalla ‘famosa’ primavera araba, dalla rivoluzione che ha portato alla cacciata del faraone Mubarak, per chiedere a Morsi di cancellare i poteri speciali auto-conferiti, e il referendum sulla Costituzione, da molti considerata troppo filo-islamica. Insomma l’opposizione chiede a Morsi di non vestire i panni di un nuovo faraone.

Morsi è accusato da El Baradei, ex direttore generale dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e uno dei leader del Fronte per la salvezza nazionale, di avere la “totale responsabilità” di quanto sta accadendo nella capitale egizia. Il diplomatico egiziano ha riferito che l’opposizione è pronta a intavolare un dialogo con il presidente Morsi, qualora questi ritirerà il decreto con il quale si è attributo poteri speciali.

Parole dure arrivano anche da un altro oppositore, il nasseriano Sabahi secondo cui “il sangue versato stasera annulla la legittimità del presidente”. Ambedue, e con loro anche altri 3 leader dell’opposizione sono stati denunciati per sovversione.

Uno spiraglio sembra aprirsi dalle parole del vice-presidente Mekki, che ha riferito della possibilità di modificare gli articoli della Costituzione ritenuti controversi, anche perché  sul testo “bisogna raggiungere il consenso” e “bisogna ascoltare la piazza”. Pur aprendo al dialogo con l’opposizione, il numero 2 del governo egiziano ha ribadito che il prossimo 15 dicembre si terrà, come stabilito, il referendum sulla Costituzione. 

Situazione difficile in Egitto, drammatica in Siria, dove continuano gli scontri tra l’esercito governativo e i ribelli. Le forze governative continuano a bombardare la capitale Damasco, e Aleppo, il cuore economico del paese. Secondo alcune fonti i ribelli si sarebbero avvicinati a Damasco, e secondo fonti israeliane, Assad con alcuni suoi familiari, sarebbe in stretto contatto con alcuni paesi sudamericani per chiedere asilo politico.

Lo scontro siriano si propaga nel vicino Libano. A Tripoli si registrano scontri tra gli abitanti del quartiere sunnita di Bab Tabbaneh, filo-ribelli, e gli abitanti del quartiere alawita Jabal Mohsen, filo Assad. Secondo l’agenzia Nna, gli scontri sedati con fatica dall’esercito governativo, hanno provocato 7 morti e 40 feriti.

In Israele non si registrano conflitti o scontri sul campo, ma la tensione, dopo la decisione di costruire tremila nuove case per i coloni ebrei in Cisgiordania, è alle stelle. Il paese ebraico continua a non ascoltare le pressioni internazionali; anche alleati storici come gli Usa hanno condannato il progetto israeliano, definendolo “controproducente”. 

In giornata parole dure sono state espresse dal Saeb Erekat, capo dei negoziatori palestinesi. Erekat ha ribadito che la costruzione di nuove abitazione nell’area E1, a Gerusalemme Est e in Cisgiordania significherebbe “la fine del processo di pace” in Medio Oriente. 

Abu Mazen, presidente dell’Anp si dice pronto a bloccare la costruzione dei nuovi insediamenti,che “rappresentano una linea rossa”, con ogni mezzo legale e diplomatico.