Giorgio Napolitano, discorso fine anno: disagio sociale e scuote i giovani

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tiene il discorso di fine anno. l’ultimo del suo settennato. Napolitano esordisce sottolineando che “L’Unità nazionale è il bene primario da tutelare”, prima di precisare “Alla vigilia di importanti elezioni politiche, non verranno da me giudizi e orientamenti di parte, e neppure programmi per il governo del paese, per la soluzione dei suoi problemi, che spetta alle forze politiche e ai candidati prospettare agli elettori“.

Sulla prossima impellente campagna elettorale, l’inquilino del Quirinale si è rivolto alle forze politiche “Mi attendo che ci sia senso del limite e della misura nei confronti e nelle polemiche, evitando contrapposizioni distruttive e reciproche invettive”.

Giorgio Napolitano, nel suo tradizionale discorso di fine anno ha poi affermato “Al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi, dobbiamo parlare non più di disagio sociale, ma come in altri momenti storici, di una vera e propria questione sociale da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica”.

Napolitano ha poi parlato del debito pubblico “Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici” e “contribuiscono a provocare recessione” ma “guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato”.

Napolitano ha continuato “Si deve agire distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica”.

Un passaggio sul recente governo Monti, benché indiretto, il capo dello Stato lo fa “Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato. Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici, per una parte di essi certamente pesanti, e inevitabilmente contribuiscono a provocare recessione. Ma nessuno può negare quella necessità: è toccato anche a me ribadirlo molte volte. Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato”.

Napolitano parla poi degli extracomunitari, ponendo due domande “Già un anno fa, avevamo 420 mila minori extracomunitari nati in Italia: è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia? È concepibile che profughi cui è stato riconosciuto l’asilo vengano abbandonati nelle condizioni che un grande giornale internazionale ha giorni fa – amaramente per noi – documentato e denunciato?”.

In momenti impegnativi di scelta come quello della imminente competizione elettorale è giusto guardare all’Italia che vorremmo nella pienezza dei suoi valori civili e culturali”, ha quindi affermato Giorgio Napolitano. “E quindi come paese solidale che sappia aver cura dei soggetti più deboli, garantendoli dal timore della malattia e dell’isolamento, che sappia accogliere chi arriva in Italia per cercare protezione da profugo o lavoro da immigrato e offrendo l’apporto di nuove risorse umane per il nostro sviluppo. Paese, quindi, l’Italia, da far crescere aperto e inclusivo”, ha continuato Napolitano.

Non manca un monito e un invito ai giovaniGiovani, avete ragioni per indignarvi ma trovate ora la forza per ”reagire’. Sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici, nel prendere atto di pesanti errori e ritardi, scelte sbagliate e riforme mancate”. “L’ importante è che tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l’indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade” ha spiegato Napolitano.

A concludere il suo ultimo discorso di fine anno da Capo dello Stato, il commiato: ”Ho per ormai quasi sette anni assolto il mio compito, credo di poterlo dire, con scrupolo, dedizione e rigore. Ringrazio dal profondo del cuore tutte le italiane e gli italiani, di ogni generazione, di ogni regione, e di ogni tendenza politica, che mi hanno fatto sentire il loro affetto e il loro sostegno”.