Israele: la condanna di Londra e Parigi

Israele con la sua scelta di costruire 3mila nuovi alloggi per coloni ebrei in Cisgiordania, rischia di far incrinare i rapporti con i tradizionali alleati europei. Parigi e Londra hanno espresso infatti la loro contrarietà al progetto israeliano. Londra pur ribadendo “inquietudine e irritazione”, ha per ora specificato che non verrà richiamato il proprio ambasciatore in Israele.

Svezia e Spagna hanno chiesto spiegazioni al governo di Israele, mentre Germania e Russia chiedono al paese ebraico di rinunciare ad un simile progetto. Anche gli Usa, storici alleati  di Israele considerano inopportuna la scelta, definendola “controproducente”.

L’Anp esorta la comunità internazionale ad intervenire, adottando “sanzioni adeguate” contro l’occupazione israeliana.

Anche il nostro paese dice la sua, e lo fa con il premier Monti, che si è detto preoccupato “per la decisione di Israele sulle nuove colonie”. Monti tornando sul voto dell’Italia all’Onu per riconoscere la Palestina come paese osservatore, ha sottolineato che la scelta italiana è coerente alla posizione di sostegno al processo di pace, e “non è segno di minore amicizia per Israele”.

Israele dal canto suo non arretra di un millimetro, nonostante le forti pressioni internazionali, provenienti da tutte le latitudini. Una fonte del governo Netanyahu conferma la scelta israeliana di “continuare a mettere in sicurezza i suoi interessi vitali”.

La fonte ricorda come la decisione del governo nasca per “l’unilaterale mossa palestinese all’Onu”, che costituirebbe “una lampante e fondamentale violazione degli accordi di cui la comunità internazionale era garante”.Nessuno dovrebbe essere sorpreso che Israele non resti a guardare”, conclude la fonte del governo israeliano.

Medioriente come sempre bollente in tutte le sue ‘anime’. In Siria la situazione continua ad essere particolarmente allarmante. Nelle ultime ore il governo statunitense ha espresso forte preoccupazione sulla possibilità che il regime di Assad, possa far ricorso ad armi chimiche, per combattere i ribelli. Carney, portavoce della Casa Bianca, senza specificare i contenuti, ha parlato di “un piano di emergenza”. Hillary Clinton, Segretario di Stato americano ha ricordato che l’uso di armi chimiche da parte del governo di Damasco, rappresenterebbe il punto di non ritorno, una “linea rossa” da non travalicare.

A stretto giro la replica del governo sirianonon useremo armi chimiche contro il nostro popolo, ammesso che ne avessimo”. Governo che perde pezzi, si dimette infatti il portavoce del ministero degli Esteri, Makdissi.

E nel paese, la guerra civile continua a mietere vittime, solo oggi 125 morti, tra cui 8 bambini e 7 donne. I ribelli annunciano l’abbattimento di 4 velivoli governativi.