La lunga domenica del PdL

PdL – Mentre da parte di larghi strati del mondo politico, anche internazionale, si intensifica il pressing sul premier Mario Monti, affinché sciolga la riserva nel senso di una sua ricandidatura a Palazzo Chigi, il Popolo della Libertà  vive la sua giornata campale, che porta alla luce del sole una dialettica interna mai così articolata, ed intensa.

Dopo l’endorsement fatto a favore del Professore dai vertici del PPE, e il rilancio di Silvio Berlusconi, sulla sua disponibilità a fare un passo indietro, qualora Monti scendesse apertamente in campo, una parte consistente del PdL “chiama” l’attuale primo ministro, considerandolo come il fattore determinante, in vista dell’unità dei moderati.

Una posizione, questa, che non trova affatto d’accordo un’altra fetta del PdL, che oggi si è scoperta non certo inconsistente, e che si è stretta intorno all’ex Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, e all’ex sottosegretario di Stato alla Difesa, Guido Crosetto.

La rappresentazione di questa spaccatura è andata in scena in due diverse location di Roma, nella mattinata di domenica. Il Teatro Olimpico ha visto venire alla luce “Italia Popolare”, la corrente “montiana” del PdL, alla presenza del segretario politico degli “azzurri”, Angelino Alfano, di Alemanno, Quagliariello, Cicchitto ed altri esponenti della maggiore formazione di centrodestra. Silvio Berlusconi è intervenuto attraverso un messaggio scritto, nel quale ribadiva la sua apertura alla candidatura di Monti. Ma la convergenza sul Professore è rimasto l’unico dato certo della giornata. Per il resto, la confusione è sembrata regnare sovrana. Se l’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha sollecitato Alfano ad assumere la guida del partito, l’altrettanto “ciellino” Maurizio Lupi ha ribadito che solo Silvio Berlusconi può rappresentare l’alternativa a Monti.

Tutt’altro clima all’Auditorium della Conciliazione, scenario della manifestazione ispirata da Crosetto e Meloni, dal titolo “Senza paura – Le primarie delle idee”. Insieme con tanti altri protagonisti della scena politica, anche locali, i due deputati, che negli ultimi tempi hanno rappresentato con grande forza il loro dissenso rispetto alla deriva del partito, hanno ragionato di contenuti, dell’Italia che sognano,e di un centrodestra capace di realizzare questi sogni. Crosetto e Meloni, entrambe candidati alle primarie poi annullate del Pdl, hanno rimarcato la necessità che il partito si apra ad una partecipazione popolare, la più ampia possibile. Questo al fine di recepire le istanze più profonde di un Paese che, come ha detto Crosetto,non ce la fa più”.

Non inseguire le oligarchie finanziarie europee non significa essere anti-europeisti: questo, in sintesi il senso dell’intervento di Crosetto. Secondo il deputato cuneese, l’Europa va costruita garantendo parità di condizioni a tutti i cittadini europei. Per esempio, “non è giusto che un Guido Crosetto tedesco vada in banca, trovi i soldi e li paghi al 2%; mentre un Guido Crosetto italiano va in banca, non trova i soldi, e se li trova li paga al 7%”, spiega colui che in molti hanno definito “il gigante”, che accompagna “la bambina” Meloni.

La quale, con piglio tutt’ altro che bambinesco, rincara la dose, e sbarra il passo, con un “no” secco, ad ogni ipotesi di sostegno a Monti da destra. E poi, fa partire un duro attacco ai poteri forti, Massoneria compresa, raccontando l’Italia che sogna insieme alla sua gente. Affermazione della cultura del merito, rimozione di privilegi odiosi, come le pensioni d’oro, occuparsi delle generazioni sacrificate ad una politica scellerata di spesa pubblica. “C’è una generazione che ha banchettato con le risorse statali, alzandosi da tavola senza pagare il conto. All’oste i politici dell’epoca devono aver detto: “Aspettate un paio di decenni e qualcun altro pagherà il conto”, ha detto l’ ex Ministro.

Per raggiungere questi obiettivi, per realizzare questi sogni, ci vuole un nuovo centrodestra, “perché quello che c’è oggi non va bene, e noi non vogliamo accontentarci. Nel nostro centrodestra non ci si deve vergognare dei propri compagni di viaggio”, ha affermato Giorgia Meloni. “Vogliamo un luogo giusto dove poterci battere. Se quel luogo è il Pdl noi lo dobbiamo e lo vogliamo sapere subito. Altrimenti siamo pronti a costruirne uno con chiunque voglia starci dentro e da subito”, ha concluso, facendo scattare l’ovazione dell’Auditorium gremito in ogni ordine di posti.