Pierluigi Bersani difende la scelta di candidare il magistrato Grasso

638-0-grasso_piero

Pierluigi Bersani interviene sulla polemica scaturita dopo la scelta di candidare alle politiche del prossimo febbraio 2013, Piero Grasso, l’attuale Procuratore anti-mafia. Il segretario del Pd, durante una conferenza stampa ha specificato “abbiamo scelto di mettere due parole, moralità e lavoro, davanti alla legislatura e la legalità come priorità assoluta per il nostro Paese e ho chiesto a Piero Grasso se era possibile darci una mano in questa riscossa”.

Pierluigi Bersani, candidato premier per la coalizione del centrosinistra ha poi ringraziato il procuratore per “la sua disponibilità“, annunciando che proporrà “alla Direzione del partito che non ci siano ministri candidati nelle liste del Pd”.

Alla conferenza è intervenuto lo stesso Piero Grasso che ha ribadito “ho sempre detto che il magistrato non deve potersi fare etichettare da qualsiasi colore politico, dopo che entra in politica. La prima cosa che farò, ho sempre detto, se dovessi entrare in politica è dare le dimissioni dalla magistratura”. Il procuratore anti-mafia, siciliano classe 1945, visibilmente commosso ha continuato “intanto ho fatto domanda di essere messo in aspettativa. Pensavo di poter stabilire la data in cui il treno partiva, ma è bastato fare una domanda al Csm perché la notizia si diffondesse”.

Grasso nominato procuratore nazionale antimafia l’undici ottobre 2005, succeduto a Pier Luigi Vigna, ha annunciato di avere “un progetto di rivoluzione del sistema giustizia che va affrontato in modo graduale”, precisando di aver “chiesto di non candidarmi in Sicilia”.

La conferenza stampa non smorza le polemiche per la scelta del magistrato di candidarsi. Il capogruppo alla Camera del PdL, Cicchitto attacca “da un lato si è candidato Ingroia e dall’altro adesso il Pd ha risposto con Grasso, è emerso come alcuni dei magistrati fra i più impegnati nella lotta alla mafia e sul delicato rapporto mafia-politica sono in effetti già profondamente politicizzati in partenza”, aggiungendo “in Italia lo Stato di diritto è in crisi. Non c’è più la terzietà del giudice”.

Parole dure arrivano anche dal capogruppo al Senato del PdL, Gasparri l’indipendenza della magistratura viene messa a dura prova. Urgono norme per evitare la confusione tra giustizia e politica, che fa male”.

Sulla vicenda dei magistrati in politica presa di posizione del Codacons. L’associazione a difesa dei consumatori e dall’ambiente, nata nel 1986, ha notificato il primo ricorso presso il Tar del Lazio contro l’ingresso dei magistrati in politica. L’associazione presieduta da Carlo Rienzi ha chiesto ai giudici di sospendere il provvedimento con cui il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha concesso l’aspettativa per motivi elettorali a Ingroia.

Analogo ricorso è in fase di preparazione per i magistrati Grasso, Dambruoso e Amore, i quali hanno annunciato in questi giorni la discesa in campo alle prossime elezioni, e per gli altri che dovessero farlo come la Matone“, si legge nel comunicato apparso sul sito dell’associazione, che spiega anche le motivazioni del ricorso “Alla base dell’iniziativa legale del Codacons un principio essenziale: i magistrati non possono passare dal mondo della giustizia a quello politico per poi tornare a fare i magistrati, perché le informazioni da essi acquisite nel corso dell’attività di Pm potrebbero essere utilizzate a fini politici, mentre l’imparzialità del loro operato non sarebbe più garantita in caso di rientro in magistratura”.