Stufato di Napoli

NAPOLI – Temo che domenica si sia rotto qualcosa. Non mi riferisco ad aspetti ‘oggettivi’, inerenti spogliatoio, rapporto società-squadra, ma a qualcosa di strettamente attinente al cosiddetto “foro interno”. Il posticipo domenicale potrebbe rappresentare uno spartiacque decisivo nel mio personale rapporto con il Napoli.

Sono stufo. Stufo di 7 punti dilapidati in 3 partite interne. Stufo di una squadra incapace di ‘congelare’ o ‘chiudere’ un match. Stufo di calciatori che difettano in cattiveria, concentrazione, e soprattutto coesione. Il Napoli non è un collettivo; è piuttosto un coacervo di individualità, di calciatori che detestano il gioco ‘semplice’, che ignorano quando sia opportuno a volte l’egoismo, e quando invece essere altruisti. Innumerevoli le occasioni attuali o potenziali, sprecate per un’assurda incapacità di ‘leggere il momento’. Sono stufo di inutili, dannosi preziosismi e giocate spettacolari: voglio concretezza, esigo cinismo.

Sono stufo di calciatori che pretendono onerosi adeguamenti di contratti, e il ‘posto fisso’, per poi sprecare le occasioni avute con prestazioni prive di mordente. Sono stufo di una società ‘leggera’, inesistente, che permette ai propri tesserati atteggiamenti simili. Ieri sera Campagnaro, già con la testa, e il contratto, altrove, non era l’Hugo che conosciamo. Sono stufo di una società inesistente che non sa curare i rapporti con i suoi tesserati, che non sa evitare situazioni destabilizzanti e dannose.

Sono stufo di una difesa, portiere incluso, che si scopre d’improvviso di argilla, che concede agli avversari sempre la stessa tipologia di reti. Sono stufo di un centrocampo ‘corto’, senza sostituti all’altezza, con Behrami e Inler costretti a giocare sempre, perché Donadel e Dzemaili non sono da Napoli. Sono stufo di una rosa perennemente carente sul piano quantitativo, persistentemente mutila.

Sono stufo di un allenatore tatticamente cocciuto, che non riesce a svezzarsi da una brillante, e troppo lunga gavetta. Sono stufo di un mister che non sa gestire pienamente una rosa che, benché limitata, andrebbe sfruttata meglio. Sono stufo di una squadra e di un allenatore che continuano a intestardirsi nel non volere e riuscire ad ’emergere’.

Sono stufo di una società inesistente, incapace di interagire con i tifosi, capace di creare solo confusione e incertezza. Sono stufo di una società che parla di ‘scugnizzeria’ e non investe nel settore giovanile. Sono stufo di una società che spende 10 milioni per giocatori mediocri, per tenersi i diritti d’immagine, ed elargire contratti da ‘fair-play’ finanziario. Sono stufo di una società che porta avanti trattative di mercato estenuanti e spesso destinate a fallire.

Sono stufo di un pubblico senza entusiasmo, depresso, umorale. Sono stufo di uno stadio San Paolo  di Napoli quasi vuoto, lontano ricordo del ‘tempio’ del tifo che fu. Sono stufo di un pubblico, il cui atteggiamento immaturo rispecchia fedelmente la città, nonché società e squadra. Sono stufo di chi, trionfante, è ora pronto a salire sul carro dei ‘vincitori’. Sono stufo di un intero ambiente “balcanizzato”, individualista e affetto da una cronica mancanza di intenti comuni.

Sono stufo di una giustizia sportiva, brutta copia di una giustizia, di per sè carente, qual è quella ‘civile’. Che si scoperchi seriamente il calderone di “Scommessopoli”, senza più mezze misure! Altrimenti sarebbe più corretto ‘far finta di niente’.

Sono stufo di una classifica accorciata, che ci vede terzi, che in due sole giornate ci ha visti ‘precipitare’ a meno otto dalla vetta.

Sono stufo di avvelenarmi il sangue. Sono stufo di stufarmi, di provare rabbia, e usare la tastiera ‘contro’ la mia natura.

Pur grati per questi anni, nei quali il nostro Napoli è passato da Gela a Stamford, meritiamo certezze e  vittorie, oltre la Coppa Italia, o coppetta che dir si voglia. Ma sia chiaro, lo ‘stufato’ non implica alcun passo indietro. Avanti NAPOLI.