I marò restano in India, ma la Corte Suprema ha stamane predisposto per loro la creazione di un tribunale speciale a New Delhi che esaminerà l’incidente avvenuto a febbraio in acque internazionali.
I due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati detenuti per quasi un anno in India con l’accusa di essere responsabili dell’uccisione di due pescatori mentre si trovavano a bordo della nave Enrica Lexie a largo delle coste del Kerala. Si è trattato di un incidente, in base a quanto più volte hanno sottolineato i due militari, in ogni caso trattandosi di un fatto avvenuto in acque internazionali non è stato facile stabilire quale tribunale avrebbe dovuto giudicarli.
Dopo giorni di attese oggi però arriva finalmente la notizia che tutti aspettavano. La Corte Suprema ha deciso che i marò resteranno in India per affrontare il processo che però si svolgerà in un tribunale speciale a New Delhi. I giudici Altamas Kabir e J.Chelameswar hanno, infatti, stabilito che lo Stato del Kerala “non aveva giurisdizione“ per intervenire dato che “il fatto non era avvenuto nelle acque territoriali indiane”, ma tuttavia “lo Stato centrale indiano ha giurisdizione” in quanto “i marò non godevano di quella immunità sovrana” che avrebbe determinato immediatamente l’applicazione della giurisdizione italiana. Per questo motivo la decisione in merito all’incidente che ha coinvolto i due marò italiani sarà presa da un tribunale speciale istituito in coordinamento dal governo e dalla stessa Corte Suprema, nella capitale indiana.
Intanto i giudici hanno predisposto l’immediato trasferimento dei due militari a New Delhi dove avranno “piena libertà di movimento nel territorio indiano“. La decisione è stata accolta positivamente infatti l’avvocato Arish Salve, che è stato a capo della difesa, ha detto all’ANSA di essere “molto soddisfatto per questa sentenza” perché “elimina il problema del Kerala“.


