Mario Alessi, omicida di Tommy e stupratore, in libertà per lavorare

CronacaMario Alessi, omicida di Tommy e stupratore, in libertà per lavorare

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PRATO – Mario Alessi, condannato all’ergastolo e a 30 anni di reclusione, si prepara per lui la riammissione alla vita sociale, almeno nei termini previsti dalla legge. L’uomo che si è macchiato del delitto nei confronti del piccolo Tommaso Onofri, dovrebbe usufruire dei permessi concessi dalla legge e iniziare a lavorare durante le ore del giorno, dopo aver frequentato corsi da fabbro e da giardiniere. Una decisione questa che fa male, e soprattutto infuriare, la madre del piccolo Tommaso, Paola Pellinghelli. La donna ha dichiarato al quotidiano ‘Giorno‘: «Ha stuprato una ragazza e ha ucciso il mio bambino – ha detto – la prossima volta, se tornerà libero, cosa farà? Quell’uomo è capace solo di fare del male. […] Non so se è stato lui a infierire su Tommaso, ma so che c’era, la sera in cui è stato ucciso. Non si può rimettere in circolazione – ha continuato – uno diventa delinquente, violenta, uccide, poi frequenta un corso e lo mettono fuori, trovo anche incredibile che gli venga dato un lavoro quando ci sono tante persone che non ne hanno. Per me è una cosa schifosa». Ricordiamo che anche la compagna di Alessi, Antonella Conserva, complice nel delitto, è stata condannata all’ergastolo, attualmente si trova nello stesso carcere della Franzoni (delitto di Cogne, ndr).

Tuttavia l’ira della madre di Tommaso sembra più che giustificata. Mario Alessi non ha commesso un solo reato, e a questa storia i media non sembrano avergli dato ampio spazio. Un atto mostruoso Alessi l’aveva già commesso, tanto che nel 20oo il gip di Agrigento dichiarò: «Alessi può ancora delinquere». E’ vero, sono passati 12 anni da quella frase ma siamo certi che quest’uomo sia cambiato? Comunque sia non sono state ancora rese note i motivi o il normale procedimento che hanno consentito ad Alessi di abbandonare il carcere e poter tornare a lavorare.

Ad ogni modo noi siamo qui per rinfrescarvi la memoria ante omicidio ‘Tommaso Onofri‘. Partiamo da quanto dichiarato il 3 agosto 2003 dal magistrato della procura di Agrigento, Walter Carlisi, nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Alessi: «Lo svolgimento dei fatti, per modalità e gravità, denota una personalità violenta tale da far presumere il concretissimo pericolo di reiterazione». E questo accadde prima dall’omicidio del piccolo Tommy, si trattava di un reato per il quale fu condannato a sei anni di carcere: rapina e violenza sessuale nei confronti di una sua concittadina appena maggiorenne. Ma la mostruosità, a prescindere dall’atto stesso, è il modo in cui si è svolto lo stupro: la ragazza si era appartata nelle campagne di San Biagio Platani con il fidanzato carabiniere. Si trovavano in macchina.  Li aggredirono in due, staccando i fili elettrici dell’auto. Poi rapinarono la coppia e legarono il ragazzo ad un albero. Dopo, sotto gli occhi del giovane carabiniere, in due violentarono la fidanzata, ripetutamente. I carabinieri riuscirono ad arrestare Alessi a causa di una mossa falsa dell’uomo. Non pago dello stupro infatti, il manovale cercò la ragazza sul cellulare chiedendole un appuntamento: “Riesco a convincere la gente a fare quello che dico, sono furbo, e non a caso mi chiamano strizzacervelli“. E questa fu la traccia che condusse la polizia ad incastrare l’uomo, e l’incriminazione definitiva scattò dopo il confronto del liquido seminale dei due con quello ritrovato nell’auto della coppia.

All’epoca dei fatti, e alla luce del delitto del piccolo Tommy, il fidanzato della ragazza violentata a San Biagio Platani, in provincia di Agrigento, si chiese: «perché non sono state prese delle misure di sicurezza nei confronti di Alessi di cui era nota la pericolosità. La verità è che è stato messo nelle condizioni di commettere un nuovo reato”, ha concluso l’uomo, che afferma che affermò «la ferita si riapre e quello che è successo a Tommy rivive dentro di noi, come se fosse accaduto a noi».

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