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Napoli Juve: il pari che fa riflettere

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NAPOLI JUVE – Tanto rumore per (quasi) nulla, verrebbe da dire! Finisce con un ‘inutile’ pari il big match tra la seconda forza del campionato, il Napoli, e la prima della classe, la vecchia simpatica signora. Un pari che fa comodo ai savoiardi, che mantengono inalterato il vantaggio di 6 lunghezze, a 11 giornate dalla conclusione della stagione.

Che ci piaccia o meno, bisogna ammettere che dimostrano di esser più squadra. Sono una spanna superiore. Non tanto negli effettivi, (hanno un centrocampo di valore europeo, con Pirlo fantastico direttore d’orchestra, e una rosa quantitativamente migliore); quanto nella maggiore consapevolezza di esser squadra, nella più intensa volontà di vittoria. L’odio -sportivo – è impareggiabile, soprattutto per i suoi tanti (troppi) tifosi autoctoni; ma sia pure malincuore va loro riconosciuta una personalità che a noi, troppo spesso, manca.

Nella fattispecie, nel ‘pre-anticipo’ di venerdì, si sono dimostrati superiori nel primo tempo, presentandosi sul terreno, nuovo e rimodellato, del San Paolo, decisi, concentrati e cattivi. Nella ripresa hanno saputo abbassare il ritmo, riuscendo a gestire bene le nostre sortite offensive; hanno subito poco, qualche tiro da fuori, e qualche confusa mischia in area.

Sia chiaro: non ci troviamo di fronte ad uno squadrone imbattibile, né alla vecchia signora di moggiana memoria. Ma attualmente in Italia, la squadra di Conte dimostra una duttilità, una personalità senza pari. L’impressione suscitatami venerdì è stata paradossalmente migliore, di quella avuta nella partita di andata, allorquando uscimmo sconfitti dal loro stadio. Allora la sfida fu decisa da un episodio, ma il pari era il risultato assolutamente più ‘giusto’.

L’episodio al San Paolo l’ha avuto sul piede Dzemaili: lo svizzero l’ha sprecato malamente, lasciando che la partita si spegnesse sull’1-1, risultato ‘giusto’. La compagine sabauda vista nel match dell’andata, memore di Pechino, lasciò il pallino del gioco completamente nelle nostre mani. Venerdì invece ha ‘alternato’ le fasi, e l’impressione personale è che abbia lei ‘dettato’ i tempi e i modi della partita. Ecco la loro superiorità, che dal canto nostro si manifesta nei soliti atavici difetti; come appunto quello di subire la maggiore personalità altrui.

Senza dimenticare la fortuna, di cui ormai siamo orfani da mesi, per quanto questa vada anche ‘cercata’. La semplice e cruda verità dell’anno, è che qualche nostro elemento ha steccato la stagione, oltre alla nota presenza in rosa, di qualche elemento poco adatto a certi livelli. La speranza è che i Morgan, i Cristian, i Goran possano riprendersi per il rush finale, perché se l’obiettivo ‘massimo’ sembra andato, è sacrosanto continuare a tallonarli, e profittare di eventuali loro altri passi falsi, che ci saranno. Il tutto con un occhio alle nostre spalle, dove le due milanesi, la Lazio e la Fiorentina non mollano. Morale della favola: continuiamo a mirare in alto, con un vigile sguardo rivolto alle inseguitrici.

Sarò ripetitivo, ma il nostro campionato è finora da incorniciare, nonostante gli ultimi 4 pari, che hanno indubbiamente frenato l’assalto ai piemontesi, e soprattutto lasciato spazio ai soliti mugugni. Sono il primo a riconoscerlo: l’attesa del match di venerdì, mi è stato senza dubbio alcuno, ‘rovinato’ dai due pari senza reti con Doria e Udinese.

Si badi bene: è presto, nonché fuorviante e controproducente iniziare a tirare le somme e a parlare del prossimo futuro (spetta alla società muoversi nei giusti tempi e modi). Ora occorre serrare le fila, coagularsi, limitare i difetti, caricarsi, e concentrarsi solo ed esclusivamente sulle prossime 11 partite. Affrontandole senza timori, senza angosce, con la piena e totale consapevolezza del ruolo oggettivo, che volenti o nolenti (!), ci siamo ritagliati.

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