Pubblicità macabra su manifesto vegano: bimbo sottovuoto

CronacaPubblicità macabra su manifesto vegano: bimbo sottovuoto

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chi-mangi-oggiUna pubblicità choc che sa di macabro, quella che appare su un manifesto vegano: bimbo sottovuoto, fatto a pezzi e posto in una confezione di carne! Non è un film dell’orrore ma la pura realtà. Immagine eccessiva? Una cosa è certa: ognuno è libero di esprimere e comunicare agli altri le proprie idee come vuole ma quando si tratta di bambini è intollerabile che si assuma un comportamento cruento, forse. La campagna provocatoria recita così: CHI MANGI OGGI? GLI ANIMALI NON SONO COSE. QUANDO LI MANGI O LI SFRUTTI, MANGI QUALCUNO. NON QUALCOSA. DIVENTA VEGAN. La pubblicità è stata proposta dall’associazione ‘Campagne per gli animali’ e invita le persone ad adottare uno stile di vita vegano: dieta e comportamenti che escludono l’uso di prodotti che hanno origine animale.

Il manifesto, che mostra il povero bimbo sottovuoto avvolto con il cellofan, è stato affisso per le strade di Pordenone, Torino e Grosseto e ha suscitato numerose polemiche: la Confederazione Italiana Agricoltori di Cuneo, per esempio, ha affermato che a giudicare da certe campagne pubblicitarie, la dieta vegana fa male anche al cervello; Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto, ha invece espresso così la sua opinione ‘Tutti sono liberi di manifestare le proprie convinzioni e di promuovere le proprie idee, diverso è invece utilizzare immagini violente capaci di provocare un grande impatto sui cittadini ma certamente prive del minimo buon gusto”.

Naturalmente era proprio questo l’intento della pubblicità ‘Chi mangi oggi?’ e infatti l’associazione ha dichiarato: “Riteniamo interessante dal punto di vista antropologico evidenziare che la fotografia di un bambolotto rappresentante le fattezze di un bambino umano smembrato e impacchettato, suscita generalmente indignazione e disgusto, mentre le continue e quotidiane pubblicità raffiguranti i corpi degli animali non umani smembrati e impacchettati in varie modalità non provocano lo stesso disgusto, anzi al contrario paiono universalmente accettate. La cultura della nostra società antropocentrica ci abitua alla visione di violenze e crudeltà nei confronti di esseri senzienti che vengono schiavizzati, torturati e uccisi con il benestare del comune sentire, solo perché non appartenenti alla specie umana. La nostra è una lotta di liberazione, che ha come nemici la discriminazione e il pregiudizio. Non siamo una setta, un partito o degli squilibrati, siamo semplicemente persone che considerano razionalmente il rapporto umano-non umano da una nuova prospettiva. Si può vivere su questo pianeta impattando il meno possibile sugli altri: la nostra stessa esistenza ne è la dimostrazione pratica”.

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