
MILANO – Potremo definirla la discriminazione dell’ultima ora, ma è un discorso troppo ampio per etichettarlo senza tutti i dettagli del caso. Tuttavia, Sara, 21 anni, come tanti suoi coetanei si è vista negare di nuovo un lavoro. Il suo cognome è Mahmoud, un cognome pesante se le impone di portare il velo. E’ italiana figlia di genitori egiziani e visto che è così carina potrebbe anche lavorare per una società che organizza fiere ed eventi, ma ha un’unica pecca… deve togliersi il velo! Ed è questo il contenuto della mail che ha ricevuto in risposta per la sua candidatura di impiego relativa ad un di volantinaggio.
Così Sara ha risposto alla sua interlocutrice in questo modo: «Ciao Jessica, porto il velo per motivi religiosi e non sono disposta a toglierlo. Eventualmente potrei abbinarlo alla divisa», ha risposto la ragazza, ma la replica non è stata quella desiderata: «Ciao Sara, immaginavo. Purtroppo i clienti non saranno mai cosi flessibili. Grazie comunque».
Queste è parte del contenuto di una lettera che Sara ha spedito a Repubblica. Comunque sia, dopo l’ennesimo rifiuto, Sara ha deciso di fare ricorso al Tribunale di Lodi, per vedersi riconosciuta quello che è un suo diritto di cittadina italiana, con o senza velo.

