Recensione: 20 anni di meno, la rivincita delle quarantenni

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RECENSIONE – 20 ANNI DI MENO – Una donna bella, in carriera, realizzata sul lavoro, che non ha bisogno di una storia d’amore per essere felice; un ragazzo di 20 anni, universitario, ingenuo e sognatore: lei è Alice, la quasi quarantenne protagonista; lui è Balthazar, invaghito della bionda “donna matura” incontrata per caso su un volo internazionale. Alice sfrutta l’incontro per avere una promozione sul lavoro, vuole dare al suo capo l’dea di essere una vera ribelle e non la borghese tutta d’un pezzo come è stata sempre etichettata. Dall’altro lato, però, Balthazar crede ad un’idilliaca storia d’amore, fa progetti e sarebbe disposto a tutto pur di compiacere la sua donna, anche a fare il modello per un giorno.

20 anni di meno è una classica commedia romantica francese a lieto fine, che con una meravigliosa Parigi di sfondo, tra sfilate di moda e party glamour, racconta il fenomeno sociale (oggi molto in voga) delle storie tra Milf e ToyBoy.  “Qualsiasi donna; matura, grassa, rossa, ha un’etichetta che gli viene data sui siti hot” è la riflessione della protagonista, che si autodefinisce Cougar per le sue 7 rughe intorno agli occhi. Ed è proprio così: le donne vengono categorizzare per i loro dettagli estetici; la “favola” raccontata dimostra però che bisogna andare oltre le apparenze ed i pettegolezzi ed avere il coraggio di fare scelte temerarie.

Il film scorre piacevolmente, anche se manca di una comicità brillante; sembra portare avanti dei semplici luoghi comuni (la donna matura che approfitta del ragazzino di turno per poi abbandonarlo): ma nella società di oggi, in cui le donne mature, tra botulino e chirurgia estetica, sembrano aggrapparsi ai loro ToyBoy per rimanere nella propria eterna giovinezza, non è forse il contrario?