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Caso Garlasco, testimonianze post datate per il delitto di Garlasco

Nuove piste sul delitto di Garlasco: il mistero della bici nera

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A sei anni di distanza dal delitto di Garlasco, emergerebbe una nuova testimonianza, simile a quella già riferita all’epoca dell’omicidio da Marco M., il tecnico del gas. Secondo quanto riportato, quel giorno in cui Chiara Poggi perse la vita, l’uomo avrebbe notato una figura femminile, con capelli biondi e occhiali da sole, allontanarsi dalla villetta dei Poggi su una bici nera, apparentemente con un oggetto metallico in mano.

Caso Garlasco, testimonianze post datate per il delitto di Garlasco
Foto di Garlasco – Fonte Wikipedia: @Samuele

A fare il punto sarebbe il settimanale ‘Giallo’, che riporta la versione di Pietro Emilio Franchioli, 60 anni, musicista di Garlasco. L’uomo, pur a distanza di anni, ricorderebbe chiaramente quella mattina: «Il giorno in cui Chiara è morta, io ero nei pressi della sua abitazione e credo di aver visto l’assassino: era in strada, fermo davanti alla villetta, su una bicicletta nera, piegato come per controllare la gomma anteriore. Per me, era una donna».

Franchioli, residente da sempre a Garlasco, si esprime anche su Stasi, principale imputato: «Alberto Stasi mi è sempre sembrato antipatico, con atteggiamenti strani. Ma quella mattina, io non l’ho visto: personalmente, credo che non c’entrasse». Si tratterebbe quindi di una conferma – almeno parziale – del racconto già fornito dal tecnico del gas. Franchioli ricorda di essere uscito quella mattina per una passeggiata prima di dedicarsi alla musica. Il 13 agosto, il paese era deserto e sarebbe stato difficile non notare chiunque si trovasse nei dintorni.

Pietro Emilio avrebbe persino dedicato una poesia a Chiara. In un paese così piccolo, tutti si conoscono. Racconta: «Rientrando verso casa, ho notato una persona davanti alla villetta dei Poggi: l’ho vista di spalle, in sella a una bici nera, vestita di scuro, piegata in avanti. Ho pensato che fosse una donna. Nel pomeriggio, sono andato al supermercato e solo lì ho saputo cosa fosse accaduto a Chiara».

Tuttavia, Franchioli avrebbe taciuto la sua testimonianza fino al 2009: «Non pensavo fosse rilevante. Dai giornali avevo letto che Chiara era stata uccisa verso mezzogiorno, mentre io avevo visto quella donna al mattino presto. Solo molto tempo dopo, ascoltando in TV che l’ora della morte era stata anticipata alle 9:00, ho iniziato a pensare che forse avevo assistito a qualcosa di importante». Quella mattina, infatti, Chiara si era appena alzata e in casa vennero trovati ancora i resti della colazione. Successivamente, Franchioli si sarebbe recato dai carabinieri, che lo interrogarono a lungo. Tuttavia, la sua versione non fu considerata attendibile, perché emersa troppo tardi, nonostante coincidesse in parte con quella di Marco M.

Secondo quanto ricostruito, altre persone avrebbero notato una bicicletta nera fuori dalla villetta, in via Pascoli: due donne avrebbero riferito la stessa cosa, parlando di una bicicletta nera “da donna”. Da qui le indagini si sarebbero concentrate sulle bici di Stasi: una da uomo, gialla e bordeaux, e un’altra da donna, ma grigia. Nessuna delle due era nera e non sarebbero state trovate tracce di sangue. Si apprende che la famiglia Stasi possiede anche un’altra bici nera da donna, ma questa sarebbe stata esclusa dagli inquirenti perché dotata di un vistoso cestello, diverso da quello descritto dai testimoni.

L’accusa

Nei prossimi giorni dovrebbe riaprirsi il processo a carico di Alberto Stasi, e l’accusa potrebbe porre nuovamente al centro l’attenzione sulla bici nera, mai sequestrata. Secondo gli avvocati della famiglia Poggi, Stasi sarebbe andato da Chiara in bici (gialla e bordeaux), l’avrebbe uccisa e poi sarebbe rientrato a casa per cambiare mezzo, tornando poi sul luogo del delitto. Tuttavia, i tempi appaiono difficilmente compatibili con questa ricostruzione: Chiara sarebbe morta alle 9 e Stasi, alle 9.30, risulterebbe già al computer a lavorare alla tesi di laurea.

Resta il mistero della donna dal caschetto biondo che diversi testimoni avrebbero notato quella mattina. Un volto che, se mai venisse identificato, potrebbe forse offrire una chiave di lettura decisiva per chiarire la vicenda e arrivare a una possibile verità.

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