Enzo Fragalà, troppo onesto e temuto dalla mafia

CronacaEnzo Fragalà, troppo onesto e temuto dalla mafia

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Era troppo onesto e leale l’avvocato penalista Enzo Fragalà. Ucciso nel 2010, è stata una frase ricavate dalle intercettazioni telefoniche ad incastrare i suoi aggressori: ‘Quelli non sono ancora arriva, con quel coso di legno’.
Un preciso riferimento ad un grosso bastone che viene menzionato in diversi discorsi, identificato poi nello stesso bastone che avrebbe colpito violentemente lo stimato penalista e politico di AN, aggredito selvaggiamente a colpi di mazza il 23 febbraio 2010 a Palermo.
L’avvocato aveva 61 anno e quel giorno il capoluogo siculo fu sconvolto dal delitto soprattutto per la brutalità dell’assassinio.

A seguito di una lunga indagine gli investigatori hanno individuato tre uomini: Francesco Arcuri, 33 anni, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio, Salvatore Ingrassia, 48 anni, e Antonio Siragusa, 43 anni. I primi due già si trovano in carcere per mafia ed estorsione, l’ultimo, invece, è ancora a piede libero.

Il movente è ancora da chiarire, ma gli arrestati sembrano essere solo degli esecutori. A tessere le trame del delitto ci sono dei Boss, quelli che fanno parte della famiglia del quartiere Uditore, lo stesso dove fu arrestato l’ex capo di Cosa Nostra, Totò Riina.

Inizialemente si parlava di delitto passionale ma la famiglia di Fragalà nega:

Un’insinuazione ad arte, diffusa dagli stessi mafiosi, che ne avevano decretato l’esecuzione con il duplice scopo di gettare discredito sulla figura di un avvocato che della correttezza, della professionalità e degli altri valori aveva fatto la propria bandiera e, dall’altro, creare consenso che potesse giustificarne l’uccisione stessa’. 

Per la famiglia di Ragalà, l’uomo, non avrebbe mai infastidito nessuna donna, nonostante le dichiarazioni della pentita Monica Vitale, che parlò di attenzioni nei confronti della moglie di un cliente. Ma all’epoca la donna fu considerata poco credibile. Infatti abbandonata questa pista, gli investigatori, seguono quella che porta direttamente al boss Nino Rotolo. Due prestanomi del boss, clienti di Fragalà, avrebbero riportato dichiarazioni poco gradite allo stesso Rotolo che avrebbe deciso di dare una lezione a Fragalà.

La storia ci insegna che la mafia ha interesse a eliminare anche solo chi è di buon esempio per la comunità. E l’arresto di questi tre uomini, per la famiglia dell’avvocato è: ‘la conferma dell’interesse di Cosa Nostra a eliminare un avvocato come Enzo Fragaà, per motivi che possono solo ricollegarsi alla lodevo corretta e leale difesa degli interessi dei propri assistiti’.

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