Il piano diabolico di Caria: l’uomo che ha chiuso Silvia nel congelatore

CronacaIl piano diabolico di Caria: l'uomo che ha chiuso Silvia nel congelatore

Data:

silvia-caramazza-chiusa-nel-congelatore-dal-fidanzato-giulio-caria

Silvia è stata chiusa in un congelatore e uccisa senza pietà. E’ questa la tragica fine della commercialista di Bologna, 39 anni. Ad approfondire il caso è il settimanale Giallo (oggi in edicola). Per il suo omicidio è stato arrestato il fidanzato che lei voleva lasciare da tempo. Infatti, Silvia Caramazzi, aveva confidato alle amiche quanto fosse possessivo Giulio: ‘Mi controlla sempre, è esasperante’. La ragazza veniva da un’ottima famiglia, il padre era un noto ginecologo bolognese.

Giulio è geloso mi controlla sempre. Una volta, mentre acuni operai lavoravano in casa nostra, per evitare che mi vedessero mi ha addirittura chiusa a chiave in una stanza.

Queste sono state e ultime parole di Silvia in una denuncia ai carabinieri prima di essere barbaramente uccisa con una serie di colpi alla testa e messa in un congelatore. Fin dal primo momento i sospetti degli inquirenti si sono riversati sul compagno della donna, Giulio Caria, 34 anni, un artigiano di origine sarda che nel frattempo è riuscito a scappare nella sua terra natia e comunque acciuffato. Così dopo vari giorni di latitanza, l’uomo, si trova attualmente nel carcere di Sassari, con l’accusa di omicidio volontario.

Le prime a denunciare la scomparsa della donna sono state le amiche che non riuscivano a mettersi in contatto con lei. Non rispondeva al telefono e se lo faceva tramite sms utilizzava un italiano sgrammatico, ma non era da lei essendo laureata. Poi le risposte evasive di Giulio e così i carabinieri hanno deciso di fare irruzione nell’appartamento della donna facendo la macabra scoperta.

CHI ERA SILVIA – Proveniva da una famiglia nota a Bologna. Il padre era Giuliano Caramazza, ginecologo rinomato, morto nel 2011 a seguito di una malattia. Nello stesso anno venne a mancare anche la madre di Silvia che gettò la donna in una profonda depressione. Lei, diplomata in uno dei più prestigiosi licei bolognesi, laureata in economia e commercio, già era divorziata. Un matrimonio finito male ma consensuale. Poi nella vita di Silvia fa irruzione Giulio, un artigiano sardo che si trova a Bologna da 20 anni portandosi alle spalle precedenti penali per rapina. Era stato giaà denunciato per atteggiamenti persecutori dalla ex compagna Giulia, con la quale aveva avuto una figlia che oggi ha 4 anni. Tuttavia Silvia e Giulio si sarebbero conosciuti durante i lavori di ristrutturazione nella casa di suo padre. Poi l’obiettivo di Giulio fu quello di far allontanare Silvia da amici e parenti. Andò a vivere con lei e le fece credere addirirttura che proprio i parenti avessero fatto installare ‘cimici’ nella casa che le era stata donata dal padre, per controllarla.

UN PIANO DIABOLICO – Una cimice fu realmente trovata da Silvia, nel termosifone, e denunciò così il fatto alla polizia. Una seconda nel bracciolo del divano e Caria, per far ricadere la colpa sui parenti della donna, assunse addirittura un investigatore privato e poi la volta di un bigliettino scritto con tanti errori di ortografia e lasciato nella cassetta della posta di Giulia: ‘Gentile signora Caramazza, sono la persona che si è occupata di questa faccenda x conto dei suoi parenti chiedo cortesemente qualora fosse possibile di vederci per alcuni chiarimenti e detagli puo contatarmi quando vuole al numero…’. Così Caria chiese addirittura all’avvocato di preparare una diffida ufficiale che vietasse ai parenti di Silvia di avvicinarla.

In realtà Silvia non sopportava più la gelosia di Giulio che per lui lasciò anche il lavoro. L’uomo avrebbe intuito la volontà della donna a lasciarlo. A parlare è poi un’amica di Silvia, una fotogiornalista di Pavia che racconta:

Silvia mi disse che voleva lasciarlo e voleva chiedere a un avvocato cosa fare per mettersi al sicuro, perché lui la tormentava con la gelosia. La chiamava di continuo, qui da me, e le aveva fatto una scenata tremenda la sera prima che venissi qui per tre giorni. Quando Silvia è tornata a casa, mi ha scritto un sms per dirmi che era arrivata e stava bene. Ma mi ero molto preoccupata quando avevo letto, sul suo profilo Facebook, che Silvia annunciava di volersi posare e avvisava che sarebbe sparita per una lunga vacanza, staccando il cellulare.

Qualcosa ovviamente non tornava. Silvia dunque non risponde più al telefono e dopo la denuncia della sua scomparsa da parte delle amiche, Giulio Caria incomincia a mentire gli inquirenti che chiedono informazioni sulla donna, raggiungendolo telefonicamente. Così i carabinieri fanno irruzione in casa di Silvia e scoprono il suo corpo in un vecchio congelatore. La donna è stata prima massacrata con una serie di botte e in seguito Giulio avevo lavato tutto per eliminare le tracce di sangue, ma gli esami con il Luminol, ha rilevato sangue ovunque. L’uomo ha deciso poi di scappare nella sua terra natia portando con se la Yaris di Silvia. A Olbia prima ha soggiornato in un agriturismo evitando di lasciare le proprie generalità, ma la sua foto era stata ormai pubblicata ovunque, così il proprietario dell’albergo lo ha riconosciuto e avvertito i carabinieri. Caria, ormai braccato, ha tentato di fuggire, bucando però una ruota che gli ha impedito la corsa fino ad essere raggiunto dalle forze dell’ordine e arrestato nascosto dietro a un cespuglio. Con se aveva una somma di 3.500 euro, probabilmente soldi di Silvia.

Share post:

Altre storie

Seguici su

50,320FansLike
527FollowersFollow
7,000SubscribersSubscribe

Leggi anche
Altre storie

Bologna, tragico incidente stradale: morta una 27enne

Tragico incidente stradale oggi registrato nella provincia di Bologna...

Scuola, bimba si sente male: inutile la corsa in ospedale

Ha incominciato ad avvertire un malore mentre ero a...

Zelensky, disponibile a un accordo: una pace senza la Crimea

Zelensky si apre a prospettive di accordo purché la...

Roma, due sorelle anziane muoiono sole in casa

Roma. Trovate morte in casa, le due sorelle di...