Yara Gambirasio, il messaggio inquietante del presunto assassino

CronacaYara Gambirasio, il messaggio inquietante del presunto assassino

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yara-gambirasio-biglietto-nell-ospedale-di-rho-milanoYARA GAMBIRASIO – Sono cambiate piste, indizi, prima ad indagare erano solo i carabinieri, poi anche la polizia e poi le forze speciali, per non arrivare mai vicino a qualcosa che portasse all’omicida alla povera Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010, morta nello stesso giorno e ritrovata tre mesi dopo.

Un altro particolare inquietante, reso noto da poche ore, arriva dall’ospedale di Rho, di un piccolo comune a nord di Milano. Sul registro (un grosso quaderno dove i fedeli lasciano i propri pensieri) della cappella che si trova all’interno della struttura sanitaria, è stato ritrovato un messaggio inquietante: ‘Qui è passato l’omicida di Yara Gabirasio, che Dio mi perdoni‘. Il messaggio è scritto in italiano corretto e ottima grafia e alla luce di questo nuovo indizio la scientifica che farà la perizia dichiara: ‘Certo – spiega un investigatore – potrebbe essere l’atto di un mitomane’. Nel frattempo si stanno visionando le registrazioni delle telecamere dell’ospedale per cercare di indovinare chi avrebbe potuto lasciare questo biglietto.

Ma questo è uno dei tanti indizi e delle tante piste che in tre anni non hanno portato a nulla. Archiviato anche il caso di Fikri, l’operaio marocchino di 25 anni, a lungo indagato per favoreggiamento nell’omicidio di Yara, è stato poi il turno del Dna, un’indagine costosissima che fa capo ad una relazione poco chiara e ingarbugliata: nel paese del bergamasco si cercava qualcuno che avrebbe avuto una relazione clandestina con Giuseppe Guerinoni, l’autista morto ne 1999. Insieme, 50 anni fa, queste due persone ebbero un figlio, ritenuto il killer della 13enne. Oltre 80 persone furono interrogate dai carabinieri alla ricerca di testimonianze o semplici ricordi. Ma ad oggi questa pista non ha portato a nessuna novità.

Come fa notare ‘Il Fatto Quotidiano’ sembra che l’impiego di svariate squadre delle forze dell’ordine ad operare, abbia creato confusione:

tutti assieme, spesso molto mediaticamente, con le tv dietro a improbabili sopralluoghi. La gente se ne era accorta da tempo, di questa confusione, sin da quel 26 febbraio quando in un campo sono stati trovati i resti di Yara. Appena dietro quel nastro di tela rosso e bianco, che delimitava la zona delle ricerche dalla gente e dai giornalisti, c’erano le forze dell’ordine che litigavano ad alta voce su chi doveva tenere l’auto di servizio in favore delle telecamere.

Ma non finisce qui: informazioni ed accertamenti uguali prima eseguite dagli uni e poi dagli altri non hanno prodotto risultati chiari. E adesso questo nuovo messaggio che porta ad una nuova pista investigativa. In questo modo l’opinione pubblica, siamo sicuri, si farà sentire molto presto.

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