Abu Omar, l’ex imam della moschea milanese di viale Jenner, è stato condannato dal gup di Milano Stefania Donadeo a sei anni di reclusione con l’accusa di associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale.
L’ex imam è stato processato con rito abbreviato in contumacia perché si trova in Egitto. Abu Omar ha sempre respinto l’accusa di terrorismo internazionale e ha sempre detto di essersi «limitato ad aderire a un percorso politico-ideologico per professare il proprio credo e la propria fede», ha fatto sapere il suo legale, l’avvocato Carmelo Scambia, dopo la sentenza di condanna.
Il sequestro dell’ex imam avvenne il 17 febbraio 2003 e Abu Omar venne portato in Egitto, dove fu anche torturato. Nel 2005, fra l’altro, i pm avevano chiesto e ottenuto un mandato di cattura internazionale proprio per l’accusa di terrorismo internazionale, ma l’Egitto non diede mai risposte. Secondo l’accusa, tra il 2000 e il 2003 Abu Omar faceva parte assieme ad altri 13 stranieri, molti dei quali già condannati in via definitiva, di un’associazione che faceva riferimento alla sigla ‘Ansar al Islam e che aveva lo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo in Italia e all’estero.


