Camera: primo sì alla riforma costituzionale, oggi assemblea nazionale PD

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Sabato 13 dicembre, poco prima della mezzanotte, la Commisisone Affari Costituzionali alla Camera ha approvato il testo del disegno di legge costituzionale 1449, ossia la riforma del Senato e del Titolo V: cosa che consentirà di rispettare la data del 16 dicembre, quale giorno per approdare in Aula, secondo gli auspici del governo e del premier Renzi. Tuttavia è una legge costituzionale e dovrà essere approvata due volte da entrambe le camere.  Se non sarà approvata con una maggioranza di almeno due terzi, dovrà essere sottoposta a un referendum confermativo senza quorum.

Tale approvazione ha avuto un lungo travaglio: In settimana il governo è stato battuto due volte su alcuni emendamenti proposti dall’opposizione a causa del voto favorevole di due membri della minoranza del Partito Democratico e di un deputato di Forza Italia (PD e FI sulle riforme costituzionale e sulla legge elettorale hanno un accordo per votare insieme). Oltre a quelli del Nuovo Centro Destra e di Scelta Civica, hanno votato contro gli altri esponenti del PD e FI. Infatti i quotidiani principali hanno riportato di alcune agitazione tra i componenti del PD che si trovano in Commissione.

COSA PREVEDE LA RIFORMA – In base a quanto riporta La Stampa, la riforma prevede il superamento dell’attuale bicameralismo, tranne per le riforme costituzionali e per poche altre leggi. Per le restanti il Senato può chiedere delle modifiche ai testi approvati dalla Camera, ma a seconda dei contenuti delle leggi sono previsti procedimenti diversi. Su alcune leggi per esempio il Senato può sì chiedere modifiche ma a maggioranza assoluta, e la Camera può respingere la richiesta del Senato ma anch’essa a maggioranza assoluta. Per la legge di Bilancio e quella di Stabilità (l’ex Finanziaria) è stato introdotto per il Senato una maggioranza dei due terzi, ciò una limitazione dei poteri del futuro Senato. Inoltre rimane aperta la questione dei due emendamenti approvati con l’aiuto della minoranza PD che cancellano la possibilità per il presidente della Repubblica di nominare cinque senatori a vita. Durante il dibattito e il voto in aula gli emendamenti approvati in commissione possono ancora essere cancellati ed è quello che il governo ha annunciato di voler fare. Intanto se il disegno di legge costituzionale dovesse essere approvato alla Camera in una forma diversa da quella con cui è già stato approvato dal Senato, dovrebbe ricominciare da capo l’intero iter (è la cosiddetta “navetta”).

Nel frattempo cinque deputati Dem abbandonano i lavori: il ddl prevede infatti che il governo può chiedere alla Camera di votare un suo ddl entro 60 giorni, e se ciò non avviene può chiedere un voto sul suo testo senza modifiche: si tratta del cosiddetto voto bloccato. E anche se questa seconda parte è stata eliminata la minoranza Pd non ha preso parte al voto in quanto chiedeva limitazioni anche sul voto in data certa. Da qui cinque esponenti della minoranza rimasti ancora in Commissione, sono usciti definitivamente quando è stato preannuciato il no del governo a un emendamento della minoranza del Pd che chiede che già in questa legislatura la futura riforma elettorale, cioè l’Italicum, sia sottoposta a un giudizio preventivo della Corte Costituzionale.

Comunque sia il primo Sì alla riforma costituzionale è andato. Dunque la giornata di oggi è molto importante: questa mattina a Roma ci sarà l’assemblea nazionale del Pd in cui si ritroveranno circa 1000 delegati del Partito Democratico. Punto centrale dell’incontro non potrà non essere il rapporto tra le minoranze del dem, divise tra chi come Civati è ormai vicino all’addio e chi come Pierluigi Bersani rimane critico nei confronti di Renzi ma non ha intenzione di uscire dal Pd, e il segretario-presidente del Consiglio.