Re di Giordania e l’operazione “Operazione martire Muad” per vendicare il pilota arso vivo

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L’indomani dell’esecuzione del pilota giordano bruciato vivo la risposta di Amman è stata immediata: bombe su postazioni dell’Isis in Siria e Iraq, o almeno è quanto annunciato dal ministro degli Esteri giordano Nasser Judeh intervistato dalla Cnn, aggiungendo: “è l’inizio della nostra ritorsione in risposta a questa orribile e brutale uccisione del nostro giovane e coraggioso pilota“. Il Paese sta “alzando la posta in gioco“, inseguendo i militanti “con qualsiasi mezzo abbiamo”.

Operazione martire Muad” è il nome in codice della rappresaglia e il comunicato recita così: “Pagheranno per ogni capello di Muad“. Dopo la missione punitiva i cacci hanno sorvolato la citta del pilota arso vivo dall’Isis. Poco prima il Re Abdallah e la regina Rania avevano fatto visita alla famiglia del pilota giordano e come si apprende la Giordania “non eslcude” la possibilità di inviare anche truppe speciali di terra per operazioni contro l’Isis.

USA – Secondo quanto dichiarato da un funzionario USA ad un’agenzia di stampa, pare che alla missione abbia partecipato anche l’aviazione degli Stati Uniti abbiano fornendo informazioni di intelligence, di sorveglianza, ricognizione e supporto alla scelta dei bersagli.

Ma quanto è giusto rispondere alla violenza con altra violenza? In uno dei suoi “Buongiorni” Massimo Gramellini vicedirettore de La Stampa ha cercato in qualche modo di spiegare quanto la ferocia di un uomo spinga un altro uomo a rispondere con la stessa ferocia:

La differenza è che gli aguzzini di oggi non si limitano a fare l’indicibile. Lo ostentano e lo diffondono, con un copione cucito su misura intorno alla sensibilità televisiva dell’opinione pubblica. Sanno che la notizia di cento morti lontani è un numero freddo che scivola davanti alle pupille assuefatte del telespettatore bombardato da infiniti stimoli. Mentre l’immagine di una sola persona decapitata, o bruciata viva dopo un referendum in Rete sul tipo di condanna a morte da infliggergli, procurerà a quello stesso telespettatore un soprassalto di disgusto e di panico. E assieme alla paura gli farà montare la rabbia, il desiderio di rispondere alla violenza con altra violenza. Lo indurrà a fare il loro gioco.  

Tuttavia è difficile decidere come agire in base alla piega che potrebbe prendere il futuro del mondo, soprattutto se questo terrore si dovesse diffondere non solo mediaticamente, ma anche fisicamente.