Napoli, prosciutti illegali dalla Polonia spacciati per prodotti italiani

Napoli prosciutto illegale, proveniente dalla Polonia, sequestrato a Villaricca

NAPOLI – A Villaricca, nella provincia di Napoli, è stato scovato un laboratorio che dissossava ed etichettava prosciutti provenienti dalla Polonia e immessi sul mercato con etichette di marchi di aziende italiani. A scoprire la truffa sono stati i Carabienieri, che hanno individuato un locale interrato dove avveniva la vendita al dettaglio di tali prosciutti con prezzi inferiori a quelli di mercato.

Le etichette che venivano applicati ai prodotti sono quelle dei marchi italiani più noti, come il prosciutto di Parma. Le forze dell’ordine hanno dunque denunciato due persone di 52 e 54 anniper frode in commercio, esercizio abusivo di vendita all’ingrosso di prodotti alimentari di salumeria, violazione delle norme amministrative e sanitarie che disciplinano la somministrazione al pubblico di alimenti. Di conseguenza i militari, con l’aiuto degli ispettori del dipartimento prevenzione dell’Asl Na2 Nord, hanno sequestrato tutte le attrezzature che venivano utilizzate per la manipolazione del prodotto che proveniva dall’estero: frigoriferi; coltelli; fermagli; banchi; presse, nonchè migliaia di etichette pronte per essere applicate e tutto il materiale (reti e buste) necessario a riconfezionamento. L’igiene sanitaria in cui versava il laboratorio era pessima e ora le indagini continuano per individuare tutti gli altri negozi che si rifornivano dal laboratorio posto sotto sequestro.

Tuttavia il metodo illegale di marchiatura è stato molto semplice da individuare visto che veniva sovrapposta un’etichetta “made in Italy” che andava a coprire la marchiatura originaria di macellazione che avveniva appunto in Polonia.
La Coldiretti ha inoltre comunicato: “E’ la punta dell’iceberg di unfenomeno in crescita, che ha portato nel 2014 ad un aumento del 180% del valore dei sequestri effettuati dai carabinieri dei Nas nel settore delle carni, rispetto all’inizio della crisi”. “Le frodi a tavola si moltiplicano durante la crisi – ha aggiunto l’associazione dei coltivatori diretti – soprattutto con la diffusione dei cibi low cost e sono crimini particolarmente odiosi perché si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti”.