Attentato a Parigi: la testimonianza di Barbara e Sophia

CronacaAttentato a Parigi: la testimonianza di Barbara e Sophia

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L’attentato a Parigi dello scorso 13 novembre ha catalizzato l’attenzione del mondo intero. Quello che è successo alle 21.34 di quel venerdì sera, ormai è una pagina buia della cronaca mondiale. Gli attacchi terroristici dell’attentato a Parigi hanno lasciato una scia di sangue e dolore molto forte che sarà difficile dimenticare, soprattutto per coloro che erano presenti ed hanno vissuto quegli attimi di terrore.

Attentato a Parigi: la testimonianza di Barbara e Sophia

Attentato a Parigi oggi: la testimonianza di due sopravvissute

Barbara e Sophia sono due delle sopravvissute all’attentato a Parigi. Sono molto fortunate ed hanno deciso di raccontare la loro traumatica esperienza: le ragazze si erano viste alla pizzeria Casa Nostra per scambiare quattro chiacchiere e prendere un drink insieme per onorare la loro amicizia giovane, nata solo un mese prima in un’associazione di volontariato per senza tetto. Le due ragazze sono vive per miracolo, grazie ad un mitra che si è inceppato:

Quella macchina nera che accosta e all’improvviso un rumore forte, sconosciuto, dei botti, ho pensato a dei petardi e istintivamente ho spinto Barbara sotto il tavolino e mi sono stretta a lei. Ci tenevamo le mani sugli occhi, l’unica cosa che potevamo fare era sentire i colpi che continuavano assordanti intorno a noi e pensare ecco ‘stiamo per morire’. Poi il frastuono è diventato meno forte, si è fatto più lontano. Quando ho capito che era finito ho detto a Barbara di correre, correre, scappare“.

Il racconto dal punto di vista di Barbara è ancora più scioccante:

Da sotto il tavolo ho visto due piedi, due scarpe da ginnastica nere, lì, ferme, davanti a me, così vicine da poterle toccare ma non volevo guardare, non avevo il coraggio di alzare la testa e incrociare quegli occhi. Mi abbracciavo a Sophia e tremavo e tremando pensavo ‘sto per morire, ora muoio’. Ma lui restava lì fermo e non se ne andava. Non capivo perché, poco più in là gli spari continuavano. Guardando queste immagini ho capito perché sono ancora qui. Quell’arma puntata verso di noi non ha sparato. Si è inceppata. Quando non abbiamo sentito più nulla siamo uscite da sotto il tavolo e abbiamo iniziato a correre. Abbiamo suonato a tre portoni ma nessuno ci apriva. Finalmente uno lo abbiamo trovato aperto e ci siamo messe in salvo lì dentro. Ancora non posso credere che quella lì sotto al tavolino ero io. E a tutte le coincidenze che hanno portato me e Sophia proprio in quel café, quella sera. E alle persone che si sono salvate per miracolo“.

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