Caso Elena Ceste, accolta tesi dell’accusa: 30 anni al marito

Omicidio Elena Ceste, il marito condannato a 30 anni di carcere

Inizialmente il pm Laura Deodato aveva chiesto per lui 30 anni di carcere e la condanna è stata confermata oggi dal giudice Roberto Amerio a Michele Buoninconti, il marito di Elena Ceste, la donna di 37 anni scomparsa nel mese di ottobre del 2014 e ritrovata cadavere 9 mesi dopo vicino il canale di casa a Costigliole d’Asti.
L’udienza è incominciata questa mattina intorno alle 9:30 e si è svolta a porte chiuso. Al termine il verdetto è stato quello di un giudizio abbreviato e il giudice ha anche previsto il risarcimento alla famiglia di Elena Ceste: di 300mila euro per ciascuno dei quattro figli che ha avuto dalla moglie più 180mila euro per i genitori e la sorella e 50mila euro per il cognato.

I genitori di Elena Ceste sono soddisfatti della sentenza ma hanno tuttavia la morte nel cuore, a riferirlo sono i legali della famiglia della vittima: “E’ contenta per la sentenza, ma ha la delusione nel cuore perchè la figlia è morta per mano di Michele. […] I genitori di Elena, Lucia e Franco, sono provati – aggiungono – hanno pianto sia per la figlia che per i quattro nipoti“.

Michele Buoninconti continua a professarsi innocente ed estraneo all’omicidio della moglie Elena Ceste

Vittima di un errore giudiziario” –Elena è morta per una tragica fatalità, sono vittima di un errore giudiziario. Sono innocente“, aveva detto in precedenza Buoninconti, leggendo anche un passo della Bibbia, la storia di Susanna dell’Antico Testamento, e commovendosi quando ha ricordato i figli. “Signor Giudice, io mi trovo davanti a lei senza un motivo vero, non c’è alcuna certezza che mia moglie sia stata uccisa e la procura non può provarlo, né ora, né mai, semplicemente perché non è accaduto. – Aggiunge Buoninconti – Ci vogliono le prove per condannare un uomo e la procura non le ha perché non esistono, non si può trasformare a piacimento un innocente in un colpevole, tra l’altro, di un omicidio che non c’è stato“.

Ma le sue dichiarazioni vanno ben oltre dal professarsi innocente. Sostiene di essere pentito di non aver colto il disagio psichico della moglie, la notte prima della sua scomparsa e poi torna a parlare dei presunti tradimenti di Elena Ceste, e che stenta a credere: “Non ho creduto ai suoi tradimenti ed ho ancora difficoltà a crederci – ha aggiunto – ritengo che Elena abbia piuttosto frequentato soggetti che si sono approfittati di lei in un momento di debolezza e quando si sono accorti delle sue difficoltà hanno taciuto“.

Ricordiamo che fu lo stesso Buoninconti a dare l’allarme della scomparsa della moglie aprendo lui stesso il giallo approdando anche sugli schermi del programma Rai “Chi l’ha visto?”. Poi dopo la scomparsa qualche mese dopo il ritrovamento del corpo della moglie a dicembre 2014 fino alla svolta di gennaio quando il marito di Elena Ceste fu raggiunto da un avviso di garanzia con l’ipotesi di omicidio. L’uomo fu privato della patria potestà genitoriale dei figli. Oggi al processo si è dichiarato nuovamente innocente, ma i giudici hanno accolto la tesi dell’accusa che esce vittoriosa dalla prima udienza.