Luca De Filippo è morto: addio all’ultimo erede del vero teatro napoletano

E’ morto Luca De Filippo, figlio dell’altrettanto celebre Edoardo De Filippo. Il mondo del teatro subisce il un altro lutto storico: l’attore di origine partenopea, come il padre, ha condotto una vita in scena, e si è spento poche ore fa a Roma, nella stessa città in cui è nato il 3 giugno 1948 dalla soubrette Thea Prandi. Non pochi giorni fa, l’attore, sceneggiatore e regista, fu ricoverato in ospedale, pare fosse affetto da un male incurabile.

Morto Luca De Filippo, figlio di Eduardo De Filippo

Anche la sua carriera, coronata di successi e non solo al teatro ma anche al cinema, è iniziata molto presto, o meglio, il suo amore per la recitazione si manifestò in tenera età, a 8 anni precisamente, quando incominciò a seguire il padre sul palco e interpretando “Peppiniello”, il suo primo ruolo nella commedia “Miseria e nobiltà” scritta dal nonno, Eduardo Scarpetta. Luca De Filippo diventò orfano di madre molto presto e anche la sorella morì quando lui era piccolo, così Luca, si ritrovò con un padre anziano, di 60 ani, che per tenerlo accanto a se lo portava con lui sul palco assegnandogli delle parti. In une delle sue intervista è stato lo stesso Luca De Filippo a dichiarare:

Mi portava alle pomeridiane e mi scriveva delle particine per tenermi con sé in scena. Ricordo per esempio un Sabato domenica e lunedì. Nel primo atto portavo la spesa a donna Rosa che preparava il ragù. Lei mi domandava come distinguevo le diverse liste di cibo sul foglio se non sapevo leggere. La mia battuta era: ‘Faccio i disegni, donna Rosa un fiore, il signore accanto le corna perché sua moglie lo tradisce’. Cose così, di cui non è rimasta traccia nei testi ufficiali

Poi fu proprio lui a portare ad effettuare la trasposizione cinematografica di “Sabato, Domenica e Lunedì” recitando accanto a Sophia Loren e Luciano De Crescenzo, tratto dalla commedia scritta proprio dal padre Edoardo De Filippo. Un’altra indimenticabile rappresentazione fu “De Pretore Vincenzo“, altra commedia scritta dal padre, in cui lui stesso fu protagonista nel ruolo di Vincenzo De Pretore, un orfano che cresciuto diventa un ladruncolo e poi un vero e proprio rapinatore, tema utilizzato come pretesto per parlare della giustizia, come in tutte le commedie di De Filippo, per arrivare ad una morale che non trova giustificazione nemmeno dallo stesso giustizio divino.