Terroristi: ecco come riescono a procurarsi passaporti falsi

Guadagno solato isis e giro di passaporti falsi

Chiudere le porte ai profughi che arrivano in condizioni pietose nel nostro Paese e la triste vicenda di Mare Nostrum è un attimo da rivalutare e da allontanare per quel che riguarda il fenomeno degli attentati legato a dei terroristi che hanno un metodo diverso per introdursi in un Paese straniero e passare inosservati. I terroristi, spesso, sono uomini e anche donne cresciute nel nostro quartiere, che per un po’ hanno abbracciato il nostro stesso percorso di vita fino a quando non si sono imbattuti nel mondo islamico che li ha sedotti e condotti ad una fede estremista e probabilmente Allah non è l’unica motivazione della loro conversione: lo Stato Islamico dispone di un patrimonio pari a circa 2 miliardi di dollari tra soldi e proprietà e guadagna qualcosa come 2 milioni di dollari al giorno dalle vendite di petrolio greggio, pagato “cach” o in beni barattati.

Dunque il soldato jihadista europeo o tuttavia siriano è ben contento di abbracciare una fede che gli promette lauti guadagni anche se si tratta di diventare un kamikaze e assicurare il proprio patrimonio ai familiari che restano. E se davvero così fosse, se i numeri che riporta anche “Bloomberg” sono reali almeno la metà, ci troveremo di fronte al gruppo terroristico più ricco della storia. Possessori dell’oro nero che hanno il controllo di almeno 11 pozzi in Siria e in Iraq potrebbe diventare una forza inarrestabile. E dunque la domanda sorge spontanea: perché durante i raid aerei sia russi che francesi non colpiscono quelli che sono i loro pozzi? La loro fonte di reddito più cospicua, in modo tale da non permettergli di munirsi di kalashnikov e qualsiasi altro tipo di armi per mettere a punto i loro attentati nei confronti dell’occidente? Semplice… perché quei pozzi di petrolio potrebbero tornare utili alla nostra economia. E questo è un argomento che sfonda un portone già aperto, il cosiddetto argomento dell’ovvietà per cui ad un certo punto, quando le risorse si stanno per esaurirsi, c’è bisogno di fare la guerra.

Tuttavia siamo qui per analizzare anche un altro aspetto, ovvero quello del traffico di documenti falsi che in qualche modo permette quei terroristi, agiati, di prendere un aereo e arrivare nel nostro Paese senza rischiare la vita su un barcone. I terroristi arrivano in occidente muniti di passaporti falsi che provengono dalla Turchia. Un esempio è Instanbul, piazza Aksaray, dove i profughi trovano tutto ciò che gli serve, trafficanti, autobus che li conducono al confine e anche passaporti falsi. Si tratta di una vera e propria piazza di criminali. Uno dei servizi di Piazza Pulita, programma della rete televisiva La7, mette in evidenza come in quella piazza il giro di passaporti falsi sia gestito da siriani, iracheni e afgani, ma soprattutto da iraniani con la complicità di poliziotti e autorità turche. Centinaia o migliaia di passaporti falsi siriani, ancora da compilare, sono stati trafugati durante la guerra e portati in Turchia pronti per essere falsificati.

Il giornalista turco intervistato da La7 sottolinea come i passaporti siriani sono molto richiesti, soprattutto da chi non è siriano e vuole entrare e uscire dalla Turchia. Ci sono comunque altri profughi di diversa nazionalità che cercano di appropriarsi di questi documenti falsi per cambiare vita e dunque i passaporti siriani non sono solo siriani ma anche europei. L’inviata di La7, così, si è messa a girare nelle vicinanze della piazza ed è bastato chiedere a qualche profugo per ricevere informazioni su come procurarsi un falso documento. Il prezzo di ogni passaporto è di circa 700 euro e lo scambio è facilissimo, basta avere i soldi e due foto tessere. Il traffico dei passaporti falsi, ad Instanbul, è davvero enorme e non è da escludere che uno dei terroristi degli attentati a Parigi del 13 novembre abbia acquistato proprio lì il suo passaporto contraffatto che porta il nome di Ahmad Almoahmmad con il quale sarebbe entrato da profugo in Europa all’inizio di ottobre passando proprio dalla Turchia.