Apple: verserà al fisco italiano 318 milioni di euro

Anche Apple nella morsa del fisco italiano. Dopo l’accordo tra Google e Italia per il versamento di circa 320 milioni per tasse evase, anche Apple, dovrà pagare e la cifra intera sarà di 318 milioni di euro. La contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, inizialmente, era di 880 milioni di euro in Iresa che l’azienda californiana avrebbe dovuto versare nel nostro Paese tra il 2008 e il 2013.

Apple dovrà versare le tasse in Italia

L’azienda fondata da Steve Jobs è stata raggiunta da tre avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Milano nel mese di marzo per l’omissione del versamento dell’Ires. L’oggetto del contendere riguarda le vendite reali, da un miliardo di euro per un ricavo di oltre 30 milioni. In base a quanto riportato da alcune testate on line l’azienda di Cupertino fatturava i guadagni italiani in Iralnda, isola in cui la tassazione è particolarmente agevolata. Infatti le vendite italiane venivano gestite non da Apple Italia Srl, che a quanto pare svolge solo un’attività di consulenza nello stivale, ma da Apple distribution International in Irlanda.

E proprio a proposito delle tassazioni a cui Apple è sottoposta è intervenuto direttamente il CEO, Tim Cook, il quale ha specificato in un’intervista con Charlie rose per “60 Minutes” in merito alle accuse emerse negli USA: “Paghiamo più tasse in questa nazione che chiunque altro“, sottolineando come l’azienda dalla mela morsicata fosse felice di corrispondere quanto dovuto allo Stato. E sempre in riferimento ad una tassazione obsoleta che non si adegua all’era digitale ha dichiarato:

Il sistema è stato creato per l’era industriale, Charlie, non per quella digitale. Si sarebbe dovuto rivisitare molti anni fa.

I 180 miliardi di dollari che Apple deposita nelle casse estere, Tim Cook, spiega che vorrebbe rientrali negli USA, ma la tassazione del 40% rende impossibile e non conveniente questa decisione.

In merito alle critiche per i 180 miliardi di dollari che Apple deterrebbe all’estero, Cook ha spiegato come l’azienda desideri rimpatriarli negli States, ma l’imposizione fiscale al 40% renderebbe l’intervento complesso e non conveniente.