Brindisi, sacerdote indagato per pedofilia

A Brindisi scoperto dai carabinieri un nuovo caso di pedofilia che coinvolge un prete. Nella chiesa San Giustino de Jacobis, i militari hanno perquisito sacrestia e appartamento del sacerdote il quale si è dimesso dall’incarico, secondo la versione ufficiale fornita durante la messa da un altro sacerdote, “per motivi di salute“.

Brindisi, sacerdote indagato per pedofilia

Terzo prete, in ordine di tempo, indagato dalla Procura di Brindisi per reati legati alla pedofilia. Sotto inchiesta questa volta è finito don Francesco Caramia, parroco della chiesa di San Giustino de Jacobis nel quartiere Bozzano, indagato per abusi sessuali su minorenni. I carabinieri hanno effettuato perquisizioni all’interno dell’abitazione del sacerdote e la sacrestia della parrocchia.
Sequestrato il computer in uso al sacerdote, insieme ad altro materiale audio-video che sarà passato al setaccio dai militari della compagnia provinciale di Brindisi coordinati dal pm Giuseppe De Nozza.

Secondo la versione ufficiale il sacerdote si sarebbe dimesso dall’incarico ecclesiale “per motivi di salute“, così come avrebbe dichiarato un altro prete dall’altare della di San Giustino. L’inchiesta sul conto di don Francesco Caramia parte da un’altra indagine analoga che ha riguardato don Giampiero Peschiulli, ex parroco della chiesa di Santa Lucia, che è agli arresti domiciliari dallo scorso maggio e che di recente ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato nel corso dell’udienza preliminare.

Peschiulli fu smascherato da un servizio del programma televisivo di Italia 1 “Le Iene”.  Il parroco fu filmato dalle telecamere Mediaset mentre dedicava attenzioni morbose agli attori minorenni ingaggiati per l’occasione. A fine novembre è toccato invece all’ex cappellano dell’ospedale di Brindisi don Franco Legrottaglie, 67 anni, finito in manette per detenzione di materiale pedopornografico nel computer, nascosto in cartelle a cui aveva dato nomi di santi. Il prete, ancora agli arresti, era già finito nei guai con la giustizia nel 1992, quando finì in manette per atti di libidine violenta nei confronti di due ragazze minorenni.