Isis, traffico di organi e cannibalismo autorizzati da una fatwa

Per l’Isis, il traffico di organi e il cannibalismo sono permessi all’interno dello Stato islamico. Questo è quanto rivelato dal testo della fatwa (direttiva religiosa) numero 98 emessa lo scorso 31 gennaio dal consiglio degli ulema (i dotti musulmani di scienze religiose che rispondono direttamente al sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi) per giustificare il traffico di organi dei loro prigionieri, un’altra fonte di finanziamento dopo il commercio di petrolio e quello di reperti artistici.

Isis, una fatwa autorizza il traffico di organi

A rivelare le atrocità contenute in questo documento è stata la Reuters, l’agenzia di stampa anglo-canadese, che è entrata in possesso del testo trovato a maggio dalle forze speciali americane in un’operazione condotta nella Siria orientale.
La fatwa in questione prescrive che “la rimozione di organi che pongano fine alla vita dei prigionieri non è proibita” e regola la raccolta di organi sostenendo che “è permessa la pratica del trapianto di organi sani nel corpo di musulmani per salvare vite o sostituire un organo danneggiato“.

Sempre nello stesso testo, inoltre, viene permessa la pratica del cannibalismo in circostanze estreme: “Un gruppo di religiosi islamici permette, se necessario, di uccidere un apostata per mangiare la sua carne“. Come aveva raccontato all’epoca Brett McGurk, inviato speciale del presidente Barack Obama presso la Coalizione anti-Isis, nell’operazione delle forze speciali Usa in Siria vennero trovati 7 terabytes di documenti su chiavette usb, cd, dvd e dischi rigidi portatili. Finora erano stati resi noti a settembre solo le fatwa che autorizzavano le spoliazione delle vestigia storiche e il loro commercio.

Il documento rivelato dalla Reuters non è l’unico che contiene macabre rivelazioni sull’Isis, un altro, in particolare, la fatwa numero 64, datata 29 gennaio 2015, fornisce regole dettagliate per gli stupri, autorizzandoli e regolando i rapporti sessuali dei jihadisti con le schiave.
Non è un caso che la fatwa colpisca quelli che l’Isis considera apostati, termine che non coinvolge solo i prigionieri cristiani o yazidi, ma anche quelli sciiti, perché secondo gli uomini del Califfato non seguono il vero Islam.