Kylie Jenner Instagram: la foto sulla sedia a rotelle è offensiva

Kylie Jenner sulla sedia a rotelle, abbigliata con un body in latex, è davvero un’immagine disturbante: la foto è stata realizzata per la copertina di Interview ed ha scatenato moltissime polemiche. Sfruttare l’immagine di una ragazza, ammiratissima sui social network per il suo aspetto fisico, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione disabilità sembra una contraddizione davvero inaccettabile.

Kylie Jenner sulla sedia a rotelle

Kylie Jenner sulla sedia a rotelle è un’immagine che disturba molto, anche perché la sua posa sembra piuttosto ambigua: come se la disabilità in qualche modo fosse legata all’immobilità, alla passività, al non poter imporsi anche al mondo dei media nonostante il corpo sia privato di qualche abilità. Non è semplicemente è una questione di immagini, è il messaggio sotteso alla foto, che può essere letto in maniera equivoca e quindi errata, un messaggio che di positivo sembra contenere ben poco.

Non a caso, in un’intervista rilasciata alla CNN, Emily Smith Beitiks, direttore associato del “Paul K. Longmore Institute on Disability” di San Francisco, ha dichiarato: “Le persone con disabilità sono spesso viste senza forza e queste immagini non fanno che rinforzare l’idea. Penso sia ritratta come un oggetto e rappresentata come un giocattolo sessuale e quella sedia a rotelle è un ulteriore elemento di passività”. Sul profilo Instagram di Kylie ci sono moltissime foto del servizio fotografico per Interview, molte fuorché quella incriminata.

La sorellina di Kim Kardashian non ha risposto alle critiche, ma lo ha fatto direttamente l’ufficio stampa di Interview, già noto per i suoi provocatori servizi fotografici. La nota diffusa ai media tendenzialmente punta sull’artisticità dello scatto, che non va letto come intriso di messaggi subliminali e offensivi: “La nostra intenzione era di dare vita a delle foto che portassero la gente a riflettere sull’immagine e l’espressività, compresa quella con la sedia a rotelle. Certamente non volevamo offendere nessuno“.