Licio Gelli è morto, burattinaio oscuro dei misteri d’Italia

Licio Gelli è morto ieri in Villa Wanda ad Arezzo. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, aveva 96 anni. E’ stato un imprenditore e faccendiere italiano, principalmente noto come maestro venerabile della loggia massonica segreta P2. Fu condannato per depistaggio delle indagini della strage di Bologna del 1980. Dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia, è vissuto in  toscana, nella città aretina. Da tempo gravemente ammalato, nelle settimane scorse era stato ricoverato in una clinica da dove era stato dimesso qualche giorno fa perché ormai in fin di vita.

Licio Gelli è morto, burattinaio oscuro dei misteri d'Italia

Il nome di Licio Gelli, oltre alla vicenda della loggia P2, è legato a decine di inchieste giudiziarie e a vari lati oscuri della storia recente d’ Italia: dal tentato golpe Borghese a tangentopoli, dalla scalata a gruppi editoriali al caso Moro.
Per la strage di Bologna fu assolto definitivamente dall’accusa di associazione eversiva nel 1994. Gelli fu condannato a 10 anni per calunnia al processo d’appello-bis. Nell’ambito del processo l’ ex ”venerabile” fu protagonista anche della misteriosa rinuncia all’incarico da parte di uno dei legali di parte civile Roberto Montorzi che abbandonò il collegio dopo due incontri con Gelli a villa Wanda.
Al processo di primo grado a Milano per il crack del Banco ambrosiano, Gelli è stato condannato a 18 anni di reclusione per il ruolo avuto nella bancarotta dall’istituto di Calvi. Il suo nome è da sempre anche al centro delle indagini sulla morte del ”banchiere di Dio”. Nel processo di secondo grado la pena venne ridotta a 12 anni. Il 6 maggio 1998 Gelli, che doveva scontare la condanna divenuta definitiva, fugge da villa Wanda e si rende irreperibile. Il 10 settembre viene fermato e arrestato a Cannes. Gelli entrò anche nell’inchiesta sull’omicidio del banchiere, ma il procedimento venne archiviato il 30 maggio 2009.
Accusato di aver finanziato le organizzazioni eversive ”nere” per gli attentati degli anni Settanta, Gelli è stato prima condannato a 8 anni e poi dichiarato non processabile. –

Gelli era uno dei 126 imputati al processo a Palmi sui presunti collegamenti tra mondo politico ed imprenditoriale e organizzazioni mafiose. Secondo l’accusa, si sarebbe adoperato per ”aggiustare” un processo in Cassazione a due presunti mafiosi di Taranto. Venne assolto il 3 marzo 1995 dall’ accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 1998 è chiamato in causa dal procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli nell’inchiesta ‘Sistemi criminali poi archiviata nel 2000.
Questi sono solo alcuni dei casi in cui compare il nome di Gelli, una personalità che ha avuto nelle mani il destino della storia recente d’Italia.