Caso Bozzoli: l’operaio Ghirardini non era solo quando è morto

Sono i nipoti dell’imprenditore scomparso, Mario Bozzoli, ad essere indagati. Si tratta di Alex e Giacomo Bozzoli, figli del fratello Adelio, accusati di omicidio aggravato e distruzione di cadavere. La moglie dell’industriale ha sempre dichiarato che il marito sospettava di loro. E sono queste le sue parole riportate dal settimanale Giallo:

Negli ultimi mesi la situazione in azienda era diventata molto tesa a causa del cambio generazionale ai vertici… Vi era un clima di sospetto da parte di mio marito, nei confronti dei nipoti che portavano via del materiale dalla ditta, magari per rivenderlo e finanziare la loro nuova fonderia sita in Bedizzole. I rapporti si incrinarono molto dall’apertura di questa azienda, avente lo stesso tipo di attività. Nel corso del tempo sono state molte le cause fatte a mio marito, dal compenso 2014 alle accuse di aizzare gli operai contro i nipoti, tanto da aver paura che un giorno, recandosi in azienda, non sarebbe più riuscito ad aprire il cancello… Viveva in una situazione di costante timore nei confronti del fratello, sembrava che in ambito lavorativo gli stessero facendo del mobbing.

Omicidio Mario Bozzoli, indagati i nipoti

Le parole della moglie di Mario Bozzoli a distanza di due mesi, le indagini degli inquirenti hanno confermato i timori della moglie che coraggiosamente ha raccontato ogni cosa. Insieme ai due nipoti di Bozzoli, sono finiti sul registro degli indagati anche due dei tre operai presenti la sera della scomparsa di Bozzoli, Oscar Maggi e Abu Basso, senegalese e se fosse stato vivo anche un altro operaio probabilmente sarebbe nei guai, Beppe Ghirardini trovato morto in circostanze ancora misteriose pochi giorni dopo la scomparsa di Bozzoli. Morte dell’operaio e scomparsa dell’industriale che inizialmente non sembravano collegate ma alla luce delle nuove scoperte i pezzi del puzzle omicida cominciano a coincidere.

Gli inquirenti lasciano aperto un fascicolo su istigazione all’omicidio per Ghirardini, ma non si sbilanciano. Tuttavia anche la moglie dell’operaio che vive in Brasile con la figlia pensa che il marito sia stato ammazzato e non che si sia suicidato: “E’ stato ammazzato perché aveva visto qualcosa che non doveva vedere. Era un uomo buono, non avrebbe mai fatto del male a nessuno. lui non c’entra con l’omicidio di Bozzoli. E’ stato ammazzato proprio perché era un brav’uomo”. La donna poi si chiede: “Perché usare il veleno quando aveva molte armi in casa? Si sarebbe sparato con uno dei suoi fucili”. Ma questo non è tutto. Ci sono due dettagli importantissimo che fanno pensare ad un suicidio, e a raccontarlo sono le sorelle di Ghirardini: “Un volontario della protezione civile che partecipò alle ricerche al Tonale ci ha raccontato che i cani molecolari non fiutarono il cadavere di Beppe, che si trovava a circa 4 chilometri dalla sua auto, regolarmente parcheggiata. Continuavano a fare la spola tra una panchina e la vettura… avanti e indietro. Non si addentrarono mai nel bosco. Furono gli operatori ad andarci visto che loro non trovavano tracce. Si spinsero fino a Case di Viso. Il corpo era lì. Questa affermazione è importantissima. Perché i cani molecolari non fiutarono il cadavere? Perché probabilmente Beppe è stato portato in auto nel luogo in cui poi è morto. Ecco perché i cani molecolari non avvertirono il suo odoper, perché non ha mai camminato lungo quei sentieri. Parcheggiata la sua auto, è salito a bordo di un’altra vettura. Questo conferma che Beppe non era solo su quella montagna, che con lui c’era il suo assassino, che poi l’ha avvelenata“.