Revenge Porn impazza sul web: un altro caso a Napoli

E’ una subdola vendetta quella che nasce grazie agli strumenti che il web e le nuove tecnologie mettono a disposizione. La nuova forma di ripicca, castigo o rivalsa come dir si voglia prende il nome di “Revenge porn“, letteralmente vendetta porno. Si tratta di brevi video a luci rosse che vengono girati all’insaputa, o tuttavia in maniera consensuale, con il proprio partner ma con la promessa di non pubblicarli sulla rete. Tuttavia il passaggio del video da un gruppo all’altro, attraverso applicazioni come WhatsApp, inevitabilmente, finisce on line. La vicenda è accaduta nuovamente a Napoli, dove già nei primi mesi del 2015 una ragazza partenopea è stata vittima del famoso video “Bravoh” e per il quale ha querelato siti internet a destra e manca per aver ospitato la clip.

Revenge porn, vendetta a Napoli su WhatsApp

Stavolta però la “vittima” non sapeva davvero che il suo ragazzo le stesse girando un video mentre la incitava ad un amplesso seguito da un linguaggio osceno tanto che lei ha dovuto dichiarare: “Mettiamola così, non sono una putt***, è che mi piace troppo”. Insomma un’altra donna finita in rete per lo scherzo meschino del suo compagno e che in più ha dato il via al fenomeno della caccia alla coppia focosa, proprio come è accaduto qualche giorno fa ad un’altra coppia salernitana dove il loro video amatoriale è finito su un importante sito hard americano.

La decisione di diffondere il video in rete è stata del ragazzo, a seguito di un violento litigio con la fidanzata che lo avrebbe lasciato per la gelosia che nutriva nei confronti di un’altra donna. Per il suo focoso fidanzato questa decisione non gli è sembrata poi tanto giusta e per vendicarsi ha deciso così di pubblicare il filmato sul web. Ora come andrà a finire questa storia? Come quella che è già avvenuta alla trentenne napoletana protagonista del video “Stai facendo un video. Bravoh!”, che ha trascinato in tribunale il partner che aveva ripreso il video e tutti i complici che diffusero il filmato comprese alcune testate giornalistiche che rivelarono la sua identità. L’avvocato della donna rivelò inoltre al giudice che ormai la vita della ragazza era stata distrutta.