Ashley Olsen: cosa è accduto nelle sue ultime ore di vita

Cheik Diaw, il senegalese assassino della ragazza americana Ashley Olsen, uccisa a Firenze, è stato acciuffato dagli investigatori dopo aver ricostruito le ultime ore di vita della vittima, dal momento in cui ha lasciato il locale con il suo carnefice e con il quale ha trascorso la notte.  Il ragazzo è ora accusato di omicidio aggravato. Il quotidiano La Nazione, riporta la cronaca delle ultime ore di vita della ragazza ricostruita nei verbali degli inquirenti.

Ashley Olsen, americana uccisa a Firenze, l'assassino confessa

L’incontro tra la donna e il suo assassino è avvenuto nella notte dell’8 gennaio, nel locale Montecarla, in via de’ Badi. Cheik Diaw ha raccontato agli agenti che nel locale Ashley era arrivata in compagnia di due amici: Jade Moss e James Bateman. Il senegalese intanto aveva incontrato altre tre ragazze di cui una parla italiano e le altre due inglese. Diaw si fermerà a parlare con Ashley, che parla appunto anche in italiano. Poi una delle amiche della vittima, Jade Moss, le avrebbe detto, riferendosi all’assassino: “è una brutta persona”. Le due amiche litigano e la Moss va via e la quale dirà: “Secondo me aveva parlato con quel ragazzo per acquistare coca”. Poi secondo Diaw, Ashley lo avrebbe invitato ad andare a casa sua alle 6:00, e questo è confermato dal fatto che alle 6:30 i buttafuori li hanno visti lasciare il locale. Circostanza confermata anche dalle telecamere di video sorveglianza che li registrano mentre vanno via.

Il racconto del senegalese – Ore 7,30. “Beviamo e sniffano coca che la ragazza aveva in casa. Poi vado a comprare le sigarette. Torno. Abbiamo un rapporto sessuale, poi vado in bagno e getto preservativo e cicca della sigaretta. Mi dice ‘vattene via’ che viene il mio fidanzato. Mi ha trattato come un cane. Mi spinge e batto il fianco. La spingo anch’io e la colpisco con un pugno sulla nuca. Cade, si rialza, riprende a spingermi. Di nuovo la spingo, lei cade all’indietro sbattendo la testa sul pavimento. La prendo per il collo e la tiro su. La riporto a letto sul soppalco. Dice che sta male. Ero ubriaco e avevo preso coca, ma non l’ho strangolata”, è il racconto che il 27enne avrebbe fatto alla polizia. L’uomo avrebbe detto di aver lasciato casa della 35enne alle 8.30 del mattino, mentre tra le 9 e le 11 la vicina di casa ha detto di aver sentito “urla soffocate”. Da quel cellulare, mai trovato, è partita anche un’ultima telefonata e alle 9:30 qualcuno ha digitato solo due numeri “11”, forse l’ultimo tentativo di contattare un numero d’emergenza. In seguito, la polizia, dai tabulati telefonici hanno accertato che per nove ore la scheda sim del senegalese è stata introdotta nel cellulare della sua vittima.

Dopo il fermo del senegalese, il procuratore di Firenze ha confermato che l’uomo non è regolare in Italia. Secondo il procuratore oltre alla frattura al cranio ci sarebbero anche altre lesioni che hanno favorito la sua morte. Intanto viene esclusa l’ipotesi del gioco erotico finito male. Il senegalese era arrivato in Italia 4 mesi fa per ricongiungersi al fratello con residenza regolare.