Libia, leader al-Qaeda nel Maghreb minaccia l’Italia in un video

Libia invasa dall’Italia, ecco perché merita una lezione. Questo è in pratica il sunto delle parole di Abu Ubaydah Yusuf al-Anabi, il numero due dell’organizzazione di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), che in un video di 23 minuti e 24 secondi avverte anche gli “invasori” italiani che si pentiranno e che saranno “umiliati e sottomessi“. Il contenuto del filmato è stato rivelato dall’agenzia mauritana ‘al-Akhbar’, che ne ha ricevuto una copia.

Libia, leader al-Qaeda nel Maghreb minaccia l'Italia in un video

Per Anabi, che a settembre 2015 gli Usa hanno inserito nella lista nera dei terroristi più ricercati, quello in corso in Libia è un vero e proprio “complotto“, a partire dall’accordo firmato a dicembre a Skhirat dai rappresentanti dei parlamenti di Tripoli e Tobruk, fino alla cosiddetta “occupazione” da parte dell’Italia.
Nel video, che inizia con 8 minuti di estratti di rapporti e notizie pubblicati sui media e frasi pronunciate da responsabili libici, Anabi spiega che “con le rivoluzioni arabe l’Occidente crociato ha assistito al ritorno dei musulmani alla loro religione, ha preso atto del loro desiderio ostinato di applicare la sharia, e non ha trovato altro rimedio che tornare a occupare quei territori, mettendo le sue avide mani sulle ricchezze e sul petrolio e continuare a controllarli“.

É una guerra crociata contro l’Islam – continua al-Anabi nel video – la vittima oggi è la Libia, contro cui vengono tessuti complotti di governanti arabi e romani“, piani per una dominazione straniera. Ai libici, il terrorista algerino chiede di “trovare l’unanimità, unificare i discorsi, ordinare le fila e chiarire le divergenze” contro il “complotto” in corso. “Gli italiani hanno occupato la vostra capitale. Abbandonate le vostre divergenze, serrate le file, unite le vostre posizioni. Gli occupanti italiani devono essere cacciati“.
Secondo alcuni analisti, più che avvertire l’Italia, il vero obiettivo del video potrebbe essere di sottolineare il protagonismo dell’Aqmi agli occhi dei libici, in “concorrenza” con la penetrazione dello Stato Islamico e le numerose azioni portate dai suoi jihadisti in territorio libico.