Rudy Guede: “Non ho ucciso Meredith, in casa c’era Amanda”

La settimana scorsa Rudy Guede è stato intervistato da Franca Leosini durante il programma “Storie maledette” in onda il giovedì sera su Rai 3. Durante la prima parte dell’intervista, l’unico colpevole della morte della studentessa inglese non ha fatto i nomi degli altri due imputati assolti dalle accuse di omicidio. Ieri però, ha per la prima volta ha fatto il nome di Amanda Knox, la studentessa americana ritenuta innocente dalla giustizia italiana.
Questa confessione potrebbe far riaprire un nuovo capitolo per l’omicidio di Meredith Kercher, e se in un primo momento Rudy Guede si era rassegnato a scontare la sua pena, pare sperare che con questi racconti si riapra un nuovo processo in grado di scagionarlo.

Rudy Guede: “Non ho ucciso Meredith, in casa c’era Amanda”

Intanto la sua difesa, formata dagli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno abbandonato la causa decidendo di non difendere più l’uomo.
“Nella sentenza della Cassazione (con cui Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati definitivamente assolti dall’accusa di omicidio, ndr) si legge che i giudici riconoscono che loro erano presenti in quella casa – ha detto Guede durante questa lunga intervista – Io sono arrivato al terzo grado con il concorso in omicidio e violenza sessuale, ma è scritto nero su bianco che non sono l’autore materiale del delitto”.

La difesa abbandona Rudy Guede nel caso di Meredith Kercher

L’omicidio di Meredith Kercher è avvenuto nel 2007 e gli avvocati della difesa di Rudy Guede hanno rinunciato all’incarico ritenendo “ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda dell’omicidio Kercher”. Inoltre durante l’intervista Guede ha specificato che quella sera non era entrato in casa della studentessa contro la sua volontà, ma che era stato invitato: “La sera di Halloween, quando ho dato un bacio a Meredith, ci siamo accordati per vederci il giorno dopo. Sono andato a casa sua per questo motivo. Se sono entrato nella casa di via della Pergola è perché lei mi ha aperto e non perché mi sono arrampicato o perché mi ha aperto Amanda Knox”. Poi confessa che tra di loro non ci fu un rapporto intimo completo, entrambi non avevano i preservativi: “Ci siamo rivestiti e dopo un po’ di tempo avevo bisogno di andare in bagno. Sono andato in quello grande, era il più vicino al salotto e lontano dalla camera di Meredith”.

Il suo racconto continua, e pare di una lucidità quasi estrema. Quando Rudy Guede si trovava in bagno sentì suonare il campanello:

Ho riconosciuto la voce di Amanda Knox, sono sicuro al 100% che era lei, e ho sentito che le due litigavano. Sono rimasto in bagno per 10-11 minuti – ha raccontato l’ivoriano – e lo so perché perché ascoltavo la musica: due brani interi e il terzo fino a metà. Poi ho sentito un urlo più forte del volume della cuffia che avevo nell’orecchio. Era straziante. – Continua l’ivoriano – Mi sono preoccupato e sono uscito velocemente dal bagno per vedere cosa fosse successo. Tutte le luci della casa erano spente, tranne quella della camera da letto di Meredith. Davanti alla sua porta ho visto una sagoma maschile di schiena. Lui si è voltato e mi è venuto addosso cercando di farsi strada per la fuga. Ho cercato di difendermi perché muoveva le mani, mi sembrava che avesse un bisturi…

Dichiara inoltre di aver sentito un uomo urlare “Andiamo! Andiamo!”, sottolineando che era sicuro della presenza di Amanda Knox in casa mentre lui era al bagno. Poi continua raccontando del panico in seguito allo choc: “Non ragionavo più e sono uscito da quella casa. Ora, pensando a quella paura, mi sento di non aver fatto quello che avrebbe fatto un bambino di 6 anni, cioè chiamare aiuto. Non essere stato in grado di soccorrerla oggi per me è molto doloroso. Avrei potuto fare molto di più. Sono stato un vigliacco”. Così ha confermato:”La paura ha avuto il sopravvento. Mi sono detto: chi ti crederebbe?”.

Così l’ivoranio fugge, ha paura, e si rifugia in Germania dove viene acciuffato però alcuni giorni dopo. Intanto ai microfoni di “Storie Maledette” dichiara di aver chiesto scusa alla famiglia di Meredith: “Ho chiesto scusa alla famiglia di Meredith perché non ho fatto il massimo per aiutarla: non sono riuscito a salvarla. Se mi devo fare 5 o 20 anni per questo non ho nessun problema, ma non posso fare neanche un giorno di galera perché accusato di averla violentata o uccisa”.

Divorato dal senso di colpa per non essere riuscita a salvarla? Questo purtroppo non lo sapremo mai visto come si sono concluse le indagini. Tuttavia Rudy Guede racconta che il suo futuro è in Italia: “Sto impiegando questi anni nel miglior modo possibile, cioè studiando, partecipando ai corsi, dando una mano a chi è in difficoltà, a chi non riceve mai visite. Mi sto laureando in Scienze storiche per la cooperazione internazionale e del territorio. Il mio futuro è nel mio Paese, che è l’Italia. Sono venuto via dalla Costa d’Avorio che avevo 5 anni e io voglio un futuro qui. L’Umbria è casa mia”.