Omicidio Parco Verde, Caivano: prove sul corpo di Antonio Giglio

E’ inevitabile ma bisogno farlo! Purtroppo il corpicino del piccolo Antonio dovrà essere sottoposto nuovamente ad autopsia per fugare, almeno, ogni dubbio sulla sua morte e trovare riscontri con la morte di un’altra bambina, quella di Fortuna Loffredo, anche lei morta nel Parco Verde di Caivano, il parco degli orrori vicino Napoli.

A spiegare le motivazione di questa nuova autopsia è il professor Paolo Picciocchi, esperto di patologia forense:

Un atto inevitabile per fugare perlomeno i dubbi relativi alla causa del decesso. Il cinquanta per cento delle evidenze si palesa durante il sopralluogo giudiziario che si esegue immediatamente dopo l’episodio da chiarire – ha spiegato Picciocchi – tuttavia visti i dubbi emersi a distanza di anni, ricorrere ad un’autopsia, anche se postuma, è inevitabile

Non è dunque certo che questa nuova analisi dia ulteriori informazioni circa la sa morte, ma è d’obbligo rifarla anche se i dettagli più importanti andavano cercati sul luogo del delitto alla scoperta di tracce importanti quando si era ancora in tempo. Due giorni dopo la morte di Antonio Giglio, si parlava di omicidio volontario ma sia sua madre, in casa con lei quando è morto, e sia sua nonna hanno sempre sostenuto si trattasse di un’incidente.

 

Intanto Piciocchi entra nel dettaglio della questione e spiega:

La conservazione dei tessuti molli è da escludere visto il tempo trascorso tuttavia bisogna andare fino in fondo, acciocché si stabilisca nei limiti del possibile la reale causa del decesso. […] Per questo, accanto agli esami autoptici, vanno studiati i luoghi in cui il fatto si sarebbe verificato, in questo caso la finestra dalla quale il bimbo sarebbe caduto, l’area dove sarebbe precipitato e stabilire se c’è coerenza tra il punto di impatto e la teoria della caduta accidentale