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Trump annuncia una nuova risposta all’Iran dopo i missili sulle basi Usa

Dopo il raid americano sull'isola di Larak, Teheran ha lanciato missili contro due basi Usa in Giordania. Trump promette una nuova risposta, ma non indica tempi né obiettivi.

Donald Trump ha annunciato una nuova risposta militare degli Stati Uniti contro l’Iran dopo il lancio di missili balistici verso due basi americane in Giordania. Intervistato da Fox News, il presidente ha assicurato che Washington reagirà e ha sintetizzato la linea della Casa Bianca con una frase netta: «Li colpiremo duramente». Non ha però indicato quali obiettivi potrebbero essere attaccati, quando partirà l’operazione o quale ampiezza avrà la rappresaglia.

Trump annuncia una nuova risposta all'Iran dopo i missili sulle basi Usa
Foto Wikipedia: @Gage Skidmore

L’attacco iraniano è arrivato dopo il raid condotto domenica dalle forze statunitensi contro due postazioni sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Secondo un funzionario americano citato da Reuters, i militari Usa avrebbero colpito due lanciatori iraniani. Il Central Command ha definito l’operazione un’azione «limitata e precisa» contro unità dei Guardiani della rivoluzione che, secondo Washington, stavano preparando razzi dotati di mine navali da impiegare nello Stretto.

I missili iraniani contro le basi americane in Giordania

Teheran ha risposto lanciando missili balistici contro due installazioni utilizzate dalle forze statunitensi in Giordania. Le autorità giordane hanno riferito di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese, mentre fonti americane citate dalla stampa hanno parlato di ordigni quasi completamente neutralizzati e dell’assenza, nelle prime verifiche, di conseguenze rilevanti. L’Iran sostiene invece che l’attacco abbia provocato morti e feriti, una versione che non ha ricevuto conferme indipendenti.

La nuova sequenza di raid interrompe settimane nelle quali il confronto sembrava essersi spostato soprattutto sul terreno economico. Gli Stati Uniti stavano intensificando le sanzioni contro banche e reti finanziarie legate a Teheran, nel tentativo di costringere il governo iraniano a negoziare e a riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz. La dichiarazione di Trump, riportata inizialmente in Italia dall’ANSA, riporta ora in primo piano l’opzione militare.

Lo Stretto di Hormuz al centro della nuova escalation

Larak si trova all’ingresso dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più delicati per l’approvvigionamento energetico mondiale. Prima della guerra, da questa rotta transitava circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati a livello globale. La riduzione del traffico navale e il timore di nuovi attacchi hanno già spinto il Brent oltre i 90 dollari al barile, secondo quanto riferito dall’Associated Press.

La tensione si è estesa anche agli Emirati Arabi Uniti, che hanno annunciato di avere intercettato un drone iraniano sopra le proprie acque territoriali. Abu Dhabi ha negato la versione iraniana di un attacco contro la base aerea di Al Minhad e ha denunciato una «pericolosa escalation». Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il suo Paese non cerca la guerra, rivendicando però il diritto di rispondere alle aggressioni.

Trump non ha ancora precisato tempi e obiettivi

L’annuncio del presidente americano indica la volontà di reagire, ma non equivale alla conferma che un nuovo attacco sia già cominciato. Nelle stesse ore Trump ha pubblicato sui social un filmato che mostrerebbe l’isola petrolifera iraniana di Kharg colpita da esplosioni. Reuters ha verificato che il video è con ogni probabilità generato artificialmente e non ha trovato riscontri indipendenti di un’offensiva contro l’isola. Né la Casa Bianca né il Pentagono hanno fornito dettagli a sostegno del messaggio.

Il punto decisivo sarà quindi la forma della risposta americana. Un’azione circoscritta potrebbe mirare nuovamente alle capacità missilistiche e navali iraniane; un’offensiva contro infrastrutture strategiche allargherebbe invece il conflitto e aumenterebbe i rischi per le basi Usa, i Paesi del Golfo e il traffico energetico mondiale. Fino a una comunicazione del Pentagono, resta confermata la minaccia di Trump, non la portata della prossima operazione.

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