HomeCronacaAsilo a Roma, schiaffi ai bambini: cosa mostrano le registrazioni

Asilo a Roma, schiaffi ai bambini: cosa mostrano le registrazioni

Le telecamere avrebbero documentato oltre cento episodi tra schiaffi e strattonamenti. La 62enne è stata sospesa dal servizio, ma il procedimento è ancora in corso.

Il caso diventato noto come quello dell’«asilo di San Giovanni» riguarda in realtà il nido comunale Girotondo di via Ferdinando Ughelli, nel quartiere Appio Latino di Roma. San Giovanni è la stazione dei carabinieri che ha condotto gli accertamenti. Un’educatrice di 62 anni è stata sospesa dal servizio con una misura cautelare interdittiva disposta dal gip, su richiesta della Procura. È gravemente indiziata di maltrattamenti nei confronti di bambini tra i tre e i quattro anni, ma le responsabilità dovranno essere accertate nel procedimento.

Asilo a Roma, schiaffi ai bambini: cosa mostrano le registrazioni

Le denunce delle madri e le telecamere nel nido

L’indagine è partita nel maggio scorso dopo le denunce presentate da tre madri. I loro racconti hanno spinto i carabinieri della stazione Roma San Giovanni e della compagnia Piazza Dante a installare telecamere e microfoni nella struttura. Le registrazioni effettuate tra maggio e giugno avrebbero fornito riscontri alle segnalazioni, documentando condotte che gli investigatori descrivono come abituali e sistematicamente vessatorie.

Secondo i nuovi dettagli riportati dal Corriere della Sera, nei filmati sarebbero stati conteggiati 64 strattonamenti e 63 schiaffi, oltre a dieci offese, 21 minacce e altri episodi verbalmente aggressivi. Le immagini mostrerebbero bambini afferrati con forza per le braccia, sollevati o ricondotti bruscamente sulle sedie e colpiti alla testa, alla nuca, al volto, alle braccia e alle gambe. Si tratta del contenuto attribuito agli atti investigativi: non di una sentenza già pronunciata.

«Questo è il mio metodo»: la frase attribuita all’educatrice

Le condotte contestate sarebbero avvenute tra settembre 2025 e maggio 2026 e avrebbero coinvolto cinque o sei bambini. Nelle registrazioni comparirebbero anche umiliazioni e minacce, tra cui l’espressione «vi distruggo, mostri». Al momento della notifica del provvedimento, secondo la stessa ricostruzione giornalistica, l’educatrice avrebbe cercato di spiegare il proprio comportamento sostenendo: «Questo è il mio metodo, correggo gli insegnamenti sbagliati dei genitori».

La frase, se confermata negli atti, diventa rilevante perché descrive una presunta giustificazione pedagogica di comportamenti che la Procura considera invece maltrattamenti. La funzione educativa non consente l’uso di percosse, minacce o umiliazioni. Resta però necessario mantenere distinti il quadro accusatorio, i riscontri raccolti e la responsabilità penale, che potrà essere stabilita soltanto dopo il confronto tra accusa e difesa.

La sospensione e i prossimi passaggi dell’inchiesta

La donna non è stata arrestata. Il gip ha disposto la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio di educatrice, una misura cautelare pensata per impedire che possa continuare a lavorare con i bambini mentre l’indagine prosegue. Gli investigatori dovranno completare l’analisi delle registrazioni e ricostruire ogni singolo episodio, verificando anche chi fosse presente e quali segnalazioni fossero state raccolte all’interno della struttura.

Il nuovo sviluppo, quindi, non consiste soltanto nella notizia della sospensione. Le informazioni emerse nelle ultime ore rendono più preciso il perimetro delle accuse: il numero degli episodi registrati, il periodo nel quale sarebbero avvenuti e il ruolo decisivo delle denunce dei genitori. Proprio la gravità del materiale impone di raccontarlo senza attenuarlo, ma anche senza sostituire il procedimento giudiziario con un verdetto anticipato.

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