HomeScienzeambienteEventi estremi, il rischio aumenta: cosa prevedono i modelli per l'Italia

Eventi estremi, il rischio aumenta: cosa prevedono i modelli per l’Italia

Caldo, siccità, incendi e piogge intense non avanzano più come emergenze separate. Le nuove analisi mostrano perché il rischio climatico italiano può diventare sempre più composto.

Il cambiamento climatico non sta soltanto rendendo più probabili alcuni eventi meteorologici estremi. Sta aumentando anche la possibilità che caldo, siccità, precipitazioni intense e condizioni favorevoli agli incendi interessino gli stessi territori in successione o nello stesso periodo. È questo il dato più rilevante di una nuova analisi europea rilanciata il 31 agosto dalla Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Per l’Italia, inserita in uno dei bacini climatici più vulnerabili, il problema non riguarda quindi un generico aumento del “maltempo”, ma la sovrapposizione di rischi diversi e la capacità del territorio di assorbirne gli effetti.

Eventi estremi, il rischio aumenta: cosa prevedono i modelli per l'Italia

Lo studio sugli eventi estremi in Europa

La ricerca, realizzata da studiosi del Joint Research Centre della Commissione europea, del GFZ Helmholtz Centre for Geosciences e del CMCC, è stata pubblicata sulla rivista Environmental Research: Climate. Come spiega il Centro comune di ricerca dell’Unione europea, gli autori hanno utilizzato un insieme di dati con una risoluzione di circa 1,5 chilometri per confrontare il trentennio 1961-1990 con il periodo 1991-2020. Sono stati esaminati cinque pericoli: ondate di calore e di freddo, siccità meteorologica, precipitazioni estreme e condizioni atmosferiche favorevoli agli incendi.

Il risultato va oltre la crescita dei singoli fenomeni. In più del 75% del territorio europeo sono aumentate, per gran parte dell’anno, sia la frequenza sia l’intensità di almeno due pericoli. Circa il 10% della superficie ha registrato un incremento di quattro categorie di eventi, soprattutto in primavera e in autunno. Le combinazioni più evidenti riguardano caldo e siccità, caldo e piogge estreme e la sequenza caldo-siccità-precipitazioni intense, uno schema che può sottoporre infrastrutture, agricoltura e sistemi sanitari a pressioni molto diverse nel giro di pochi mesi.

Il Mediterraneo e i segnali che interessano l’Italia

Nel bacino del Mediterraneo sono diventate più frequenti le coincidenze tra caldo e condizioni favorevoli agli incendi, oltre agli episodi nei quali si sommano caldo, siccità e pericolo di incendio. Per l’Italia, lo studio illustrato dal CMCC individua anche una crescita delle condizioni calde e secche in alcuni mesi e un aumento significativo dell’intensità della siccità primaverile. Non significa che ogni regione stia sperimentando lo stesso cambiamento o che ogni alluvione e ogni incendio possano essere attribuiti automaticamente al riscaldamento globale. Significa che la base climatica sulla quale si sviluppano questi fenomeni è già mutata.

Anche l’esposizione della popolazione mostra quanto sia cambiato il quadro. Nel trentennio più recente, il numero cumulativo di persone esposte contemporaneamente a caldo e siccità è risultato 4,7 volte superiore in agosto e 2,7 volte superiore in novembre rispetto al periodo 1961-1990. Per la combinazione tra caldo e precipitazioni estreme, l’esposizione calcolata nel mese di maggio è cresciuta di 7,3 volte. Sono confronti storici, non previsioni sul numero di persone che saranno colpite in un determinato anno, ma indicano la velocità con cui il rischio composto sta aumentando.

Le proiezioni per l’Italia: meno piogge, ma più intense

Per guardare ai prossimi decenni occorre affiancare a questa ricostruzione le proiezioni climatiche nazionali. Il modello VHR-PRO_IT, sviluppato dal CMCC insieme al Cineca, copre il periodo dal 1989 al 2050 e lavora con una risoluzione spaziale di circa 2,2 chilometri e temporale oraria. Le simulazioni, costruite su due differenti scenari di emissione, mostrano nella maggior parte del territorio italiano una diminuzione della frequenza delle precipitazioni orarie accompagnata da un aumento della loro intensità. In altre parole, secondo le proiezioni del CMCC, potrebbe piovere meno spesso ma in modo più violento.

Questa apparente contraddizione aiuta a comprendere perché siccità e alluvioni improvvise possano convivere. Un terreno rimasto asciutto a lungo, soprattutto se impermeabilizzato o degradato, assorbe con maggiore difficoltà grandi quantità d’acqua concentrate in poche ore. Le città aggiungono un ulteriore elemento di vulnerabilità: cemento, asfalto, reti di drenaggio insufficienti e isole di calore amplificano gli effetti delle temperature elevate e dei nubifragi. I nuovi dataset climatici ad alta risoluzione per l’Italia consentono ora di analizzare temperatura, precipitazioni, umidità e vento su scale territoriali più utili alla pianificazione locale.

Una proiezione climatica non dice dove cadrà il prossimo nubifragio

Le proiezioni non sono previsioni meteorologiche a lungo termine. Non possono stabilire in quale città si verificherà il prossimo temporale estremo, né indicarne il giorno o l’esatta intensità. Descrivono come cambiano le probabilità, le medie e gli estremi in presenza di differenti livelli di emissioni. Anche la qualità della manutenzione urbana, il consumo di suolo, la gestione dei corsi d’acqua e l’esposizione degli edifici determinano quanto un fenomeno atmosferico possa trasformarsi in un disastro.

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici riconosce l’aumento delle ondate di calore, il rischio di precipitazioni intense, la riduzione delle risorse idriche e l’esposizione delle infrastrutture come questioni strettamente collegate. Il punto, quindi, non è soltanto prevedere fenomeni più duri. È progettare città e territori capaci di reggere piogge concentrate, periodi siccitosi più lunghi e temperature elevate senza affidare ogni risposta alla gestione dell’emergenza.

Dal monitoraggio alla prevenzione

I dati disponibili indicano una direzione, ma non autorizzano titoli catastrofici. Mostrano però che trattare separatamente caldo, siccità, incendi e alluvioni è sempre meno efficace. Un’estate molto secca può aumentare il rischio di incendi; un successivo episodio di pioggia intensa può trovare terreni più fragili e produrre colate, erosione o allagamenti. La prevenzione deve quindi collegare sistemi di allerta, pianificazione urbanistica, gestione dell’acqua, manutenzione dei versanti e protezione delle persone più esposte al caldo.

La novità scientifica più importante è proprio questa: il rischio climatico non procede più necessariamente per emergenze isolate. I fenomeni possono concatenarsi, moltiplicando gli impatti. Per l’Italia, prepararsi significa smettere di considerare ogni nubifragio, siccità o ondata di calore come un’eccezione priva di legami con ciò che è avvenuto prima e con quello che potrebbe accadere dopo.

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