Hacker: violati i siti web delle Università italiane

Email, indirizzi, password e anche numeri di cellulari. Le università italiane più importanti sono state piegate dall'attacco degli hacker che hanno svelato appunto date sensibili. Quella più attaccata è stata l'Università Aldo Moro di Bari, in quanto sono state diffuse informazioni di circa 5mila persone (4.857 studenti, 130 docenti e 18 amministrativi), poi arriva Foggia e Lecce. L'annuncio dell'attacco è stato reso noto su Twitter da LulzStorm. Il nome ricorda gli attivisti di Lulz Security che già tempo fa attaccarono Paystation Network della Sony, il sito della Cia, Nintendo, FBI, bancomat inglesi, per mettere in crisi il mondo della sicurezza telematica e poi sparire nel nulla. 

 

Gli atenei più colpiti sono stati la Bocconi e il Politecnico di Milano, seguite da Bologna, Siena, Cagliari, Pavia, Roma, Torino, Napoli. I file sono scaricabili dal web e ad ogni società è assegnata una cartella con i dati dei docenti, studenti e personale amministrativo. C'è davvero di tutto, codici fiscali, mail e addirittura password di accesso alla rete informatica.

 

«Questo è un grande giorno per tutti noi», si legge nel breve comunicato allegato ai file. «E un pessimo giorno per le università italiane. I loro siti sono deboli, pieni di falle. Come fate a dare i vostri dati? È uno scherzo? Cambiate password ragazzi; cambiate concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto rilasciare molto di più, avremmo potuto distruggere dati e reti intere. Siete pronti per tutto questo?».

Alcune università hanno però subito un attacco più duro, ma relativo alla quantità maggiore di informazioni. Ad esempio del Politecnico di Milano sono state pubblicate tutte le liste delle tesi di dottorato. Ad Urbino, praticamente, tutte le informazioni. A Bari addirittura ci sono dati che riempiono 1700 pagine, ma il direttore amministrativo dell'Università Aldo Moro di Bari spiega:"Ci sono verifiche in corso i nostri tecnici stanno appurando cosa è stato preso e cosa no. Domani saremo più precisi e potremo dare indicazioni a studenti e personale docente. Da quello che è stato visto, i dati diffusi non sono "pericolosi". Sicuramente da oggi in poi staremo più attenti ed intensificheremo le forme di protezione. Anche se i sistemi che utilizzavamo erano dei più avanzati".