La Rinascente e la spilla ambigua

Ambiguità alla Rinascente di Firenze, come in tutti i punti “La Rinascente” d’Italia. Le commesse indossano una spilla sul loro petto. E fin qui non c’è nulla di sbalorditivo, se non fosse per il fatto che sotto la spilla (che riproduce La Rinascente Card), appare la scritta: «Averla è facile. Chiedimi come». Si riferisce senz’altro alla card, ma è innegabile l’ambiguità a sfondo sessuale.

La famigerata spilletta è indossata da tutte le commesse d’ Italia della Rinascente, ma proprio a Firenze una delle ragazze ha deciso di toglierla perchè, così come per tante altre sue colleghe, si è sentita vittima di pesanti scherzi e volgarità, mettendola in condizione di non poter lavorare serenamente.

Maria Grazia Pugliese, coordinatrice donne Pd metropolitano di Firenze, ha dichiarato in merito: “Ha i toni di uno scherzo di pessimo gusto ma in realtà si tratta di un’azione deplorevole e umiliante per le donne -e aggiunge- La legge del marketing supera il rispetto delle donne e il loro diritto, che al giorno d’oggi dovrebbe essere ben più che acquisito, a non essere utilizzate come merce, su cui appendere messaggi equivoci e offensivi, attraverso un linguaggio fortemente irrispettoso”.

Mentre Ornella De Zordo, capogruppo e Francesca Conti, consigliera Pari Opportunità di perUnaltracittà, si è così espressa:  “Come se ci fosse bisogno, in un Paese culturalmente così arretrato da contrabbandare allusioni sessuali per complimento, di uno spunto in più per provocare atteggiamenti pesanti e maschilisti”. Le due consigliere aggiungono:  “Come se non si dovesse invece lavorare proprio nella direzione opposta contribuendo a mettere a proprio agio donne che, dovendo interagire col pubblico, già si sentono misurate, soppesate, osservate quando non spogliate sotto lo sguardo maschile più o meno consapevole di compiere una prevaricazione”.

Le due consigliere concludono: “Massima solidarietà quindi a coloro che hanno fatto sentire la propria contrarietà di fronte alla scelta con cui la Rinascente ha deciso di pubblicizzare la carta di fidelizzazione  e nessuna fedeltà da parte nostra verso un’azienda che ancora nel 2012 mostra di considerare le lavoratrici con così poco rispetto utilizzando, oltre alle loro domeniche, anche il loro corpo pur di far salire le vendite. Anche la dignità fa parte di quei diritti per cui dobbiamo continuare a lottare”. La carta di fidelizzazione dei clienti rischia di diventare troppo pesante per le ragazze che lavorano nel negozio. In ogni caso, sarà un doppio senso casuale o voluto?