Calabria, sentenza non depositata: mafiosi in libertà

A riportare la notizia è il quotidiano La Stampa. La Calabria “giudiziaria” cade in un baratro e in uno scempio e strafottenza legale tutta italiana.

Calabria: 'ndrangheta, scarcerati condannati per associazione mafiosa

Alcuni pluri condannati sono tornati in libertà e il motivo è ineccepibile. Si tratta di esponenti della ‘ndrangheta che all’epoca dell’inchiesta, denominata “Cosa Mia“, portò all’arresto di numerosi esponenti della criminalità organizzata e oggi, purtroppo, a piede libero a causa di un ritardo di ben 11 mesi nel depositare la sentenza cha ha portato all’automatica liberazione di Teresa Gallico, donna condannata a 17 anni e 5 mesi di carcere, naturalmente coinvolta nell’inchiesta.

Come riporta La Stampa, il procuratore, che all’epoca avviò l’inchiesta, si chiama Giuseppe Pignatone, e oggi procuratore a Roma. Un’inchiesta che nacque dopo la sanguinosa e pericolosa lotta tra le cosche mafiose per aggiudicarsi l’esosa tangente nella costruzione dell’autostrada “Salerno – Reggio Calabria”. Una tangente del 3% che veniva spacciata per “tassa ambientale” o “costo sicurezza”. L’inchiesta e il processo, trattavano una materia così delicata che furono mobilitati i reparti speciali e che portarono all’arresto, nel 2013, di 42 persone per 300 anni di carcere totale. Pene, tra l’altro, tutte confermate nel luglio del 2015.

Poi cosa è successo? L’iter del passaggio in cassazione: per dare validità alla sentenza, dopo i sei anni di custodia cautelare in carcere, tutto depositato nel 2010, bisognava depositare le motivazioni presso la Suprema Corte che sono rimaste ferme in Corte d’Assise a Reggio. Dopo undici mesi, dalla data di scadenza, il risultato è che tre imputati accusati di associazione mafiosa sono stati scarcerati insieme ad altri dieci, scaduti i termini di custodia cautelare in carcere.