Roma: gioiellieri rapinati reagiscono e uccidono ex della Magliana

E accaduto all’alba, a Roma, quando due gioiellieri romani aggrediti per rapina, hanno reagito provocando la morte di uno dei tre malintenzionati. I due negozianti erano diretti alla fiera del gioiello di Monaco di Baviera, con un campionario di preziosi equivalente a 75mila euro.

I rapinatori, in totale, erano tre, di cui uno è riuscito a scappare ed un altro è stato rintracciato dalla polizia. La vicenda si è consumata con un conflitto a fuoco, provocando così il decesso di Angelo Angelotti, mentre l’altro malvivente, 44enne romano, con precedenti è rimasto gravemente ferito al collo e tuttavia anche uno dei gioiellieri (fratelli Polimadei) è stato ferito ad una mano.

L’uomo freddato aveva una lunga carriera criminale alle spalle, dall’Adnkronos apprendiamo che era addirittura un esponente della Banda della Magliana. Ha quindi continuato il suo malaffare anche dopo l’operazione ‘Colosseo‘, l’inchiesta del 1993 che portò a decine di arresti e allo scioglimento completo dell’organizzazione. Per i magistrati era coinvolto nell’omicidio di Enrico ‘Renatino’ De Pedis, boss della banda, assassinato per un regolamento di conti il 2 febbraio 1990. Angelotti, fu condannato a 15 anni di reclusione per concorso in omicidio circa l’assassino De Pedis (attualmente seppellito nella basilica di Sant’Apollinare a Roma, nonostante il suo nome sembra essere legato alla scomparsa di Emanula Orlandi, la ragazza di cittadinanza vaticana svanita nel 1983, ndr) ma ha sempre negato il suo coinvolgimento; avrebbe fatto da esca attirandolo nel suo negozio di antiquariato in Via del Pellegrino a Roma, per l’acquisto di alcuni oggetti di valore, e qui venne freddato da due killer in moto.
Il 61enne Angelo Angelotti, un criminale affermato in libertà, vanta un curriculum di tutto rispetto visto che era già stato arrestato altre volte:
1993, a Frascati, i carabinieri lo arrestano per traffico internazionale di eroina;
1994, viene accusato per importazione di stupefacenti dall’Albania, dalla Macedonia, dall’Ungheria e dalla Turchia.
1998, sempre i carabinieri lo intercettano mentre cerca di scappare in America Latina, per sfuggire dalla decisione della Cassazione circa il processo per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di droga e tutti i reati annessi e connessi alla banda della Magliana; pochi mesi dopo viene ulteriormente accusato per l’omicidio di un suo ex-collega Roerto Abbatino, commerciante di oggetti sacri.
Tuttavia l’imprenditoria criminale dell’uomo non finisce qui, non si sa come ma nel 2000 la Banda della Magliana riesce a scendere in piazza con nuove idee di stampo mafioso, lanciandosi nel gioco d’azzardo, attività criminale per nasconderne un’altra di dimensioni decisamente gargantuesche: riciclo di denaro provenienti dal narcotraffico.
Gli altri due rapinatori sempre per la serie criminali in libertà, avevano già commesso rapine del genere . Stefano Pompili, 50 di Bellegra (rintracciato in ospedale ha raccontato di essersi ferito per una lite in casa ma il colpo di pistola era troppo evidente, ndr), era stato già condannato a 23 anni di reclusione negli anni 90 per aver ucciso un gioielliere di Firenze; ultimamente affidato ai servizi sociali per finire di scontare la pena.
Giulio Valente, invece,  è il terzo uomo della rapina, 45 anni romano di origine, condannato anche lui per aver tentato di rapinare un ufficio postale a Genova, oltre ad essere coinvolto in altri crimini come furti, truffa e anche lui associazione a delinquere.