Ilva Taranto: arresti, chiusura, tensione e scioperi

ILVA TARANTO – Dopo l’annuncio della chiusura degli stabilimenti Ilva di Taranto, è iniziato stamane alle 7.00 lo sciopero proclamato da Fim, Fiom e Uilm. La chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto, e degli stabilimenti del gruppo, che Taranto rifornisce, annunciata ieri dall’azienda, segue i provvedimenti della magistratura, tra cui gli arresti di alcuni manager dell’azienda.

Tra gli arrestati Luigi Capogrosso, ex direttore dello stabilimento pugliese, e Girolamo Archinà responsabile delle relazioni esterne. Arresti domiciliari per Emilio Riva, attuale patron dell’azienda, per il consulente Lorenzo Liberti e per l’ex assessore provinciale all’ambiente del Pd Michele Conserva. L‘accusa è di aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata a commettere delitti contro la pubblica incolumità e contro la pubblica amministrazione, oltre che corruzione e concussione.

Lo sciopero durerà 24 ore, e centinaia di operai hanno forzato alcuni varchi, occupando la direzione dello stabilimento. Momenti di tensione si sono registrati tra chi voleva entrare e chi voleva scioperare. Alcuni degli operai non lesinano parole dure sia per il governo, che per l’azienda: “Non hanno voluto trovare una soluzione, governo e azienda continuano ad usarci e a rimetterci siamo soltanto noi e questa città. Così non può continuare.” Per ora non sembrerebbe loro intenzione mettere in atto blocchi stradali, in attesa dell’esito dell’incontro con i vertici dell’azienda, ma sul futuro è buio pesto “Cosa accadrà? Non lo sa nessuno, qui si naviga a vista”.

Domani potrebbe essere una prima tappa importante per iniziare a capire cosa riserverà il futuro: si terrà il consiglio di amministrazione dell‘Ilva, ed é confermato l’incontro tra azienda e sindacati, precedentemente programmato per discutere della cassa integrazione annunciata per 1.942 dipendenti, prima della nuova bufera giudiziaria.

Per giovedì è fissato un incontro tra governo, sindacati ed enti locali a Palazzo Chigi. Alla riunione saranno presenti il premier Monti, e i ministri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente, del Lavoro e della Salute; mentre per le parti sociali convocati i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Presente anche il presidente dell’Ilva.

Sull’incontro di giovedì diversi gli interventi, tra cui quello di Susanna Camusso, segretario della Cgil: “Bene ha fatto il governo a convocare subito un incontro. Al tavolo bisognerà trovare una soluzione, che sulla base dell’Aia, garantisca la ripresa della produzione, del lavoro degli operai e la bonifica del territorio tarantino, che verrebbero meno in caso di chiusura”.

Landini, segretario della Fiom ha chiesto al governo un tavolo sullo stabilimento, nonché un impegno a preservare l’occupazione: “lo Stato svolga un ruolo diretto, seppur transitorio, nella gestione dell’Ilva”. Bonanni della Cisl: “bisogna intervenire con una nuova legge, non è possibile passare da una escalation all’altra”.

Dell’incontro di giovedì, parla anche il Ministro dell’Ambiente, Cliniun incontro che non sarà  interlocutorio, contiamo di uscire con un provvedimento, lavoriamo a un decreto per l’applicazione dell’Aia“(Autorizzazione integrata ambientale). Il ministro ha aggiunto che “le normative nazionali ed europee stabiliscono che per l’esercizio di questo tipo di impianti è necessaria l’Aia, che è l’unico documento legale che ne regola l’attività. Io e il governo andiamo avanti per impedire che si crei la situazione per cui non si rispetti la legge e per coniugare lavoro e salute”.

Sulla difficile situazione nella città tarantina, interviene il Ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri che esprime preoccupazione per “il rischio notevole” di problemi per l’ordine pubblico. Il ministro si dice comunque fiduciosa: “conto molto sul senso di responsabilità di tutti. In questo momento occorre essere molto responsabili. Abbiamo fiducia nell’incontro di giovedì a Palazzo Chigi e teniamo i nervi saldi”.

Parla diaccanimento giudiziario” una nota, particolarmente dura di Confindustria. Nella nota si legge: “La chiusura dell’Ilva sarebbe un evento gravissimo per tutto il sistema industriale italiano, conseguente ad un vero e proprio accanimento giudiziario nei confronti dell’azienda”. La nota prosegue “il risultato drammatico davanti al quale ci troviamo è di privare il nostro Paese della più grande acciaieria di Europa, con imponenti ripercussioni sull’occupazione e, più in generale, su tutta l’economia italiana. Con la chiusura dello stabilimento i costi per la collettività saranno quasi un miliardo di euro l’anno. È necessario un intervento urgente del governo”.

Situazione difficile anche negli stabilimenti Ilva di Genova, dove 1500 metalmeccanici dopo una lunga assemblea, sono usciti in corteo, bloccando il casello di Genova Ovest. Al corteo presenti anche i cassaintegrati e mezzi pesanti delle ditte appaltatrici.