Bersani si dimette e parla al passato: ‘Siamo stati sull’orlo di una crisi’

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BERSANI SI DIMETTE – «Dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori. […] Molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti». Sono state queste le fatidiche parole di Pier Luigi Bersani che ha confermato le sue dimissioni da segretario, aprendo la direzione del Pd.

A seguire una serie di dichiarazioni a mo’ di ‘sassolino nella scarpa‘ (che fa tanto tanto male, ndr): «Ho fiducia nel Pd e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta – spiega Bersani – , aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente». Prosegue: «Ho sentito le giustificazioni di quel che è successo: non voglio replicare anche se potrei farlo. Ma il senso delle giustificazioni è che se ci sono degli irresponsabili, la responsabilità è del responsabile, cioè io». «Con tutta la disponibilità – aggiunge – non posso accettarle perché le trovo pericolose per la ditta perché rimuovono il problema di fondo, che si riproporrà fino a esiti letali. Ed è perché questo problema sia preso di petto che confermo le mie dimissioni da segretario».

Dunque nessun accenno a quanto sta accadendo in rete e in rispetto a quello che il Movimento 5 Stelle sta denunciando. Un vero e proprio inciucio che Bersani non menziona e si limita a dire: «Le mie dimissioni saranno utili al partito per costringerlo a guardare in faccia il problema».

Ma non è finita qui: «Le mie dimissioni saranno utili al partito per costringerlo a guardare in faccia il problema» annuncia Bersani e prosegue accusando i franchi tiratori che hanno affossato le candidature di Romano Prodi e Franco Marini al Quirinale.

Una lunga serie di dichiarazioni hanno caratterizzato la giornata dell’ex leader del PD, mentre con i presidenti di Camera e Senato, oggi, è iniziato il giro di consultazioni per la formazione dell’esecutivo. Amato e Letta sono i favoriti alla premiership, ma il Pd potrebbe proporre Renzi. Il fiorentino dunque ci è riuscito. Altro che primarie, è stato molto più semplice intraprendere questa strada che una campagna elettorale estenuante.

Infine prima l’applauso finale, Bersani propone che al Colle per le consultazioni ci vada una delegazione formata dal vicesegretario Enrico Letta e dai capigruppo: «Il partito non è in abbandono, la direzione è operativa, i gruppi parlamentari anche, il vicesegretario e il tesoriere in pienezza di potere». Già, perché tra una faida e l’altra c’è da andare da Napolitano per la formazione del governo. Passa il documento presentato da Letta: «Pieno sostegno al tentativo del presidente Napolitano» di «dar vita ad un governo», «secondo le linee del discorso di insediamento pronunciato» alle Camere. Il sostegno al tentativo di Napolitano deve avvenire, dice il documento, «mettendo a disposizione la propria forza parlamentare e le proprie personalità».

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