Il centrodestra arretra e, nell’ultima rilevazione dell’Istituto Piepoli, scende al 42 per cento. Il campo largo arriva al 42,5 per cento e lo supera di mezzo punto. È un vantaggio minimo, insufficiente per parlare di sorpasso consolidato, ma politicamente significativo: la coalizione che sostiene il governo non appare più irraggiungibile e il quadro viene reso ancora più instabile dall’8 per cento attribuito a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.

Il centrodestra al 42 per cento
Il sondaggio Piepoli del 21 settembre 2026 fotografa Fratelli d’Italia al 27,5 per cento, in calo di mezzo punto rispetto alla rilevazione precedente. Forza Italia resta al 7,5 per cento, mentre la Lega perde a sua volta mezzo punto e si ferma al 5,5. Noi Moderati è indicato all’1,5 per cento. La somma porta l’attuale alleanza di governo al 42 per cento.
Sul fronte opposto, le forze abitualmente ricondotte al campo largo raggiungono complessivamente il 42,5 per cento. Il dato non equivale però a una previsione elettorale già scritta. Una somma aritmetica non garantisce che i partiti si presentino insieme, né misura la capacità di trasformare percentuali nazionali in collegi vinti. Dice comunque una cosa precisa: la distanza politica tra i due blocchi si è quasi annullata.
Anche SWG registra la crescita di Vannacci
La rilevazione SWG per il TgLa7, diffusa il 22 settembre, descrive un quadro coerente nella tendenza generale, pur con percentuali diverse. Fratelli d’Italia è al 27,1 per cento, il Partito democratico al 20,8 e il Movimento 5 Stelle al 12,8. Futuro Nazionale raggiunge l’8 per cento, Forza Italia si colloca intorno al 7, Alleanza Verdi e Sinistra al 6,5 e la Lega al 5,3.
Il numero più delicato per la maggioranza non è quindi soltanto la lieve flessione di Fratelli d’Italia. È l’erosione della Lega mentre Vannacci costruisce uno spazio autonomo alla sua destra. Se Futuro Nazionale corre fuori dalla coalizione, quei voti non possono essere aggiunti automaticamente al centrodestra. Se invece in futuro entrasse in un’alleanza, aumenterebbe il peso negoziale di una forza capace di condizionarne programma, candidature e linguaggio.
Un vantaggio che non è ancora una vittoria
Il campo largo può leggere il mezzo punto di vantaggio come un segnale, non come una garanzia. Le differenze tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le componenti centriste restano reali: politica estera, giustizia, lavoro e scelta del candidato alla presidenza del Consiglio potrebbero riaprirle rapidamente. Allo stesso modo, il centrodestra conserva il vantaggio di una coalizione già sperimentata nelle urne e al governo.
Il dato interessante è dunque la fine di un automatismo: non basta più osservare il consenso di Fratelli d’Italia per dedurre la solidità dell’intero blocco. La crescita di una forza concorrente come quella di Vannacci può sottrarre voti senza trasferirli immediatamente all’opposizione, ma può diventare decisiva nei collegi e nella costruzione delle alleanze.
È anche per questo che l’8 per cento già registrato da Futuro Nazionale non va trattato come un numero laterale. Il centrodestra scende, il campo largo lo raggiunge, ma il vero elemento nuovo è un sistema che si frammenta proprio nell’area che per anni aveva mostrato maggiore disciplina elettorale.

