Alimuri, fine dello scempio: demolito lo scheletro dell’albergo del 1964

ecomostro-alimuri-demolitoProbabilmente quando si nomina “l’ecomostro di Alimuri” non tutti sanno cosa sia in realtà. Il 30 novembre la demolizione della struttura è stata addirittura filmata, visto che rientra in uno di quei casi irrisolti da più di 50 anni. Ma andiamo a ritroso nel tempo e scaviamo a fondo nella vicenda.
In uno dei golfi più belli della Campania, al confine tra Meta e Vico Equense, nel 1964 venne rilasciata una regolare licenza per costruire un albergo di 100 vani, ridotti alla metà nel 1967. Da qui iniziano le peripezie di questa nuova costruzione che diventerà luogo di degrado e paura per gli abitanti.

Appena iniziata la costruzione dell’albergo, il Comune la blocca: chiede una sospensione per consentire alcuni lavori pubblici nell’area circostante. Poi, appena dopo la ripresa, si verificò una caduta di massi dal costone soprastante e l’albergo rimase un progetto incompleto nella sua essenziale forma di scheletro in attesa di un intervento statale sul promontorio.

Inoltre va sottolineato che il costone roccioso è particolarmente fragile e spesso si staccano anche blocchi lapidei di dimensioni ingenti, per questo che l’Autorità del Bacino del Sarno l’ha inserito nell’area più a rischio nel suo ultimo piano d’intervento, e l’amministrazione di Vico Equense l’ha inserito nel nuovo Piano di Protezione Civile Comunale.

Tuttavia solo nel 1985, la legge Galasso, sancisce il divieto a costruire a meno di 300 metri dalla linea di costa. Da allora sono state registrate numerose vicende giudiziarie con sentenze di abbattimento dell’edificio con annullamento delle stesse sentenze e intanto la proprietà di questo rudere passava di mano in mano fino a quando è stata acquistata da una nota famiglia di imprenditori napoletani.

Nel 2007 con il ministro Rutelli si raggiunge un accordo con la Regione Campania, la Provincia di Napoli e la società S.A.N. (proprietaria dello scheletro) per la messa in sicurezza del costone, l’abbattimento dello scheletro e il risanamento naturalistico dell’area.

Il caso di Alimuri è stato ripreso in molti libri, anche da Gabriella Cundari, docente di Politica dell’Ambiente presso l’Università di Napoli Federico II, dove in uno dei suoi saggi racconta che la società, a fronte dell’esborso di 500.000 euro da destinare alle operazioni di rinaturalizzazione, avrebbe avuto la licenza per costruire nel territorio di Vico Equense, in area consentita, una volumetria equivalente a a quella dello scheletro.

Questo accordo, tuttavia, trovò no poche resistenze da parte degli ambientalisti: non trovavano giusto che il comune considerasse come acquisito nel proprio computo catastale un volume che in pratica non c’è, visto che l’immobile non è stato, effettivamente mai ultimato. Così il radicalismo ambientalista, esponendo il proprio dissenso a qualsivoglia compenso per l’abbattimento, l’orrore di Alimuri era ancora lì fino a ieri…

ecomostro-di-alimuri

Intanto col passare degli anni il valore dell’immobile cresceva sempre di più. Nel 1993 il suo valore era pari a due miliardi e 700 milioni di lire. E anche con il ministero di Sandro Bondi la situazione non è mai cambiata. Il fabbricato diventava sempre più fatiscente e pericoloso tanto che i bagnanti lo utilizzavano come trampolino e puntalmente, ogni anno, si verificavano incidenti più o meno gravi.
La soluzione a questo scempio si allontanava sempre di più, ma finalmente, ieri, 30 novembre, l’ecomostro è stato demolito con 1.200 microcariche esplosive. La bonifica dalle macerie, la rimozione di tonnellate di rifiuti e la messa in sicurezza dell’area verrà effettuata nel giro di 50 giorni lavorativi da una squadra di rocciatori.

”La giornata di oggi – ha detto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in un messaggio inviato al Comune di Vico Equense (Napoli) –  possa servire a dare un segnale chiaro ai cittadini: e cioè che la tutela del nostro territorio è e sarà priorità delle amministrazioni locali e del Governo nazionale”. Per mettere in sicurezza il territorio ”serve un profondo cambio di mentalità: le amministrazioni locali devono avere il coraggio e la serietà di vietare le costruzioni in zone ad alto rischio idrogeologico. Occorre il ripristino dei luoghi in cui si è costruito in violazione delle basilari leggi di natura”.

A Galletti ”preme contribuire a questo importante momento. Un avvenimento che, come sottolineato dal primo cittadino Gennaro Cinque nella lettera inviatami, è fondamentale per il territorio della Penisola Sorrentina. Ma non solo. C’è tanto da fare per rimediare ai drammatici errori del passato e dobbiamo partire da ciò che è più logico, ma purtroppo non scontato. La prima battaglia che abbiamo il dovere di portare avanti è infatti una battaglia culturale, per promuovere atti responsabili da parte di tutti nella tutela dell’ambiente. Sarebbe un grave errore pensare di poter riuscire a mettere in sicurezza il nostro Paese se non poniamo al primo posto la difesa del territorio: è nostro dovere custodirlo, perché non ci appartiene; è nostro dovere preservarlo, per consegnarlo migliore ai nostri figli”.

Ognuno dunque è chiamato a fare la sua parte, speriamo che il Ministro Galletti sia di parola e che la battaglia contro le costruzioni che hanno deturpato il territorio italiano abbraccino lo stesso destino che finalmente ha segnato la fine dell’orrore di Alimuri.