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Roma, la chiamata al 112 del 16enne il giorno prima della morte della madre

Il giorno prima dell'aggressione il ragazzo aveva accusato la madre di costringerlo a bere alcolici. Polizia e sanitari erano intervenuti, poi il sedicenne era stato dimesso.

La sera precedente alla morte della madre, il sedicenne coinvolto nel caso dell’Alessandrino aveva già chiamato il 112. Agli operatori avrebbe riferito che la donna lo costringeva a bere alcolici. Polizia e personale sanitario erano intervenuti nell’abitazione, ma l’accusa era risultata priva di riscontri. Il ragazzo era stato quindi accompagnato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù e successivamente dimesso. Il nuovo elemento emerge nella ricostruzione pubblicata il 31 agosto da Fanpage.it e aggiunge un passaggio decisivo alla cronologia delle ore che hanno preceduto la tragedia. La vicenda è ora al centro degli accertamenti della Procura per i minorenni di Roma, chiamata a ricostruire sia la dinamica dell’aggressione sia il quadro personale e sanitario del ragazzo.

Roma, la chiamata al 112 del 16enne il giorno prima della morte della madre
Foto Wikipedia: @Sotamies

La telefonata della sera precedente

Secondo quanto finora riportato, alla prima chiamata erano seguiti l’intervento del 118 e l’arrivo degli agenti nell’appartamento della periferia est della Capitale. I soccorritori non avrebbero trovato elementi capaci di confermare il racconto sugli alcolici. La madre, una donna di circa 50 anni, avrebbe riferito che il figlio aveva già manifestato problemi di natura psichiatrica. Dopo il trasferimento al Bambino Gesù, il sedicenne era rientrato a casa.

Le informazioni disponibili non consentono di stabilire quali valutazioni cliniche siano state effettuate in ospedale, quali condizioni abbiano portato alla dimissione o se il ragazzo fosse seguito stabilmente da servizi territoriali. La documentazione sanitaria e le testimonianze degli operatori potranno chiarire la sequenza. Allo stato attuale non sono emersi elementi che permettano di attribuire errori o responsabilità a chi intervenne quella sera.

L’aggressione e la seconda chiamata al 112

Nel pomeriggio di domenica 30 agosto, intorno alle 14.30, il ragazzo avrebbe aggredito violentemente la madre nell’abitazione in cui vivevano. È stato lui stesso a chiamare nuovamente il 112, riferendo quanto era accaduto e chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. Gli agenti lo hanno trovato all’esterno del palazzo con la maglietta sporca di sangue, mentre la donna era ancora viva all’interno dell’appartamento.

La cinquantenne è stata trasportata in condizioni gravissime al Policlinico Tor Vergata, dove è morta poche ore più tardi per le lesioni riportate. ANSA riferisce che i vicini non avrebbero udito urla o richieste d’aiuto. La dinamica resta ancora da chiarire: gli investigatori devono accertare se la donna sia stata colpita soltanto a mani nude, se sia stato utilizzato un oggetto o se alcune lesioni siano state provocate da una caduta.

Gli accertamenti della Procura per i minorenni

Il sedicenne si trova ricoverato e piantonato nel reparto di Psichiatria del Policlinico Umberto I. La Procura minorile dovrà valutare quando e con quali modalità ascoltarlo, tenendo conto delle sue condizioni. Saranno importanti anche l’autopsia, gli accertamenti medico-legali e l’analisi degli interventi avvenuti nelle ventiquattro ore precedenti.

Resta da accertare il movente e manca una ricostruzione definitiva di ciò che è avvenuto all’interno dell’abitazione. Anche il riferimento ai problemi psichiatrici richiede cautela: il quadro clinico del ragazzo non è stato reso pubblico e non può essere usato, da solo, per spiegare la violenza. La presenza di un disturbo mentale, inoltre, non comporta automaticamente comportamenti aggressivi. In un caso che coinvolge un minorenne, le valutazioni sulla capacità di comprendere e volere e sull’eventuale responsabilità spettano esclusivamente agli specialisti e alla magistratura.

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