Dal 31 agosto alcune scuole primarie dell’Emilia-Romagna riaprono le porte, ma le lezioni dell’anno scolastico 2026-2027 inizieranno regolarmente il 15 settembre. La sperimentazione coinvolge 42 Comuni e Unioni di Comuni e offre ai bambini tra i 6 e gli 11 anni attività gratuite, facoltative ed extrascolastiche durante le due settimane che precedono il ritorno in classe. La distinzione è essenziale perché l’apertura anticipata degli edifici non modifica il calendario didattico. Fino al 14 settembre non sono previste lezioni curricolari, verifiche o frequenza obbligatoria. Negli spazi delle primarie statali e paritarie aderenti si svolgeranno laboratori, sport, musica, teatro, robotica, educazione digitale, attività ambientali, gioco e percorsi di socializzazione.

Perché le scuole aprono già il 31 agosto
La misura nasce per coprire un periodo nel quale molti genitori sono già rientrati al lavoro, mentre l’offerta di centri estivi e altri servizi educativi si riduce prima dell’inizio delle lezioni. La Regione Emilia-Romagna ha stanziato 3 milioni di euro con l’obiettivo dichiarato di favorire la conciliazione tra vita familiare e lavoro e utilizzare le scuole come spazi aperti alla comunità anche oltre il tempo strettamente didattico. I progetti sono organizzati dai Comuni con il coinvolgimento di associazioni sportive e culturali, enti educativi, realtà del Terzo settore e, in alcuni casi, personale scolastico che ha scelto di partecipare. Le attività si concentrano soprattutto al mattino e il servizio è gratuito. È previsto anche il sostegno necessario per la partecipazione dei bambini con disabilità.
Ottomila adesioni nei 42 territori coinvolti
Secondo i dati forniti dall’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti in un’intervista ad Avvenire, le adesioni alla prima sperimentazione sono circa 8.000. La partecipazione rimane volontaria: le famiglie possono scegliere uno o più periodi in base alle modalità definite dal proprio Comune, mentre chi è ancora in vacanza non subisce alcun obbligo di rientro.
La Regione punta a verificare domanda, qualità delle attività e tenuta organizzativa prima di estendere il modello. L’obiettivo annunciato è rendere la misura strutturale e accessibile a un numero maggiore di territori a partire dall’anno scolastico 2027-2028. L’eventuale ampliamento richiederà risorse più consistenti e una programmazione meno ravvicinata rispetto alla fase sperimentale.
La scuola finirà prima? Il calendario resta invariato
L’apertura del 31 agosto non porterà a una chiusura anticipata delle lezioni. Il calendario ufficiale regionale stabilisce l’inizio della didattica per martedì 15 settembre 2026 e la conclusione per sabato 5 giugno 2027. Le giornate comprese fra il 31 agosto e il 14 settembre appartengono a un servizio educativo extrascolastico e non vengono conteggiate come giorni di lezione.
Le date sono confermate nella pagina dedicata al calendario scolastico dell’Emilia-Romagna. La normativa nazionale richiede almeno 200 giorni di attività didattica; la Regione prevede inoltre un numero significativo di giornate o ore per ulteriori interventi educativi. La sperimentazione estiva procede su un binario separato e non accorcia l’anno scolastico ordinario.
Il dibattito su caldo, turismo e funzione della scuola
L’iniziativa ha suscitato perplessità legate alle temperature ancora elevate, all’organizzazione degli edifici e al possibile effetto sulle vacanze di settembre nella riviera romagnola. La Regione ha risposto puntando sulla volontarietà e sulla flessibilità: le attività possono svolgersi in palestre, laboratori, atri e spazi esterni, senza riprodurre la giornata tradizionale al banco.
La sperimentazione servirà dunque a misurare un bisogno concreto delle famiglie senza cambiare, almeno per il 2026-2027, la durata delle vacanze scolastiche né le date della didattica. Il dato più immediato è quello delle 8.000 adesioni; i risultati dei prossimi quindici giorni diranno se il modello potrà essere ampliato e con quali correzioni organizzative.

