Gli istituti tecnici e professionali potrebbero cambiare nome e diventare, almeno nella denominazione, “licei tecnici” e “licei professionali”. È la proposta annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che intende inserirla in un prossimo decreto legge. La modifica, però, non è ancora entrata in vigore e non cancellerà automaticamente le differenze tra i percorsi.

L’obiettivo dichiarato è riconoscere la stessa dignità formale a tutta la scuola secondaria di secondo grado, superando una gerarchia culturale che continua ad associare il liceo agli studi considerati più prestigiosi e gli istituti tecnici e professionali a una scelta di livello inferiore. Il cambio di nome non dovrebbe tuttavia rendere uguali programmi, laboratori, materie di indirizzo o sbocchi formativi.
Cosa prevede la proposta di Valditara
Valditara ha spiegato di voler eliminare, sul piano della classificazione, la separazione tra “liceo” e “istituto”. Secondo il ministro, una scuola coerente con il principio costituzionale di uguaglianza deve attribuire pari valore ai diversi talenti e alle differenti scelte degli studenti. Il provvedimento dovrebbe quindi estendere la parola “liceo” anche all’istruzione tecnica e professionale.
Come ricostruito da Open, la proposta sarà inserita in un decreto futuro. Il testo non risulta ancora approvato né pubblicato e potrebbe subire modifiche durante l’esame del governo e del Parlamento. Per studenti e famiglie, di conseguenza, non cambia nulla nell’immediato.
Il nuovo nome non uniforma i programmi
Chiamare tutti gli indirizzi “licei” non significa trasformare un istituto tecnico in un liceo classico o scientifico. Gli insegnamenti caratterizzanti, la componente laboratoriale e il rapporto con i settori produttivi rimarrebbero distinti. Anche i diplomi continuerebbero a certificare competenze diverse, pur all’interno di una denominazione comune.
Il punto più concreto da chiarire nel decreto sarà il modo in cui verranno indicate le singole specializzazioni. Le famiglie dovranno poter distinguere con immediatezza durata, contenuti, qualifiche e possibilità successive. Un cambiamento terminologico, se non accompagnato da informazioni precise, rischia infatti di rendere l’orientamento meno trasparente anziché più semplice.
La riforma 4+2 è un intervento diverso
La proposta sul nome arriva mentre, nell’anno scolastico 2026-2027, entra nella fase ordinaria la filiera tecnologico-professionale 4+2. Questo modello prevede quattro anni di scuola superiore seguiti da due anni negli ITS Academy e punta a rafforzare la collaborazione con imprese e territori.
Le due misure non vanno confuse. La filiera 4+2 modifica l’organizzazione e la durata di alcuni percorsi ai quali le scuole aderiscono; il progetto di chiamare “licei” tecnici e professionali interviene invece sulla denominazione generale. Non tutti gli studenti degli attuali istituti tecnici e professionali seguono automaticamente un percorso 4+2.
Le critiche dei sindacati
La Flc Cgil ha contestato l’annuncio, definendo il cambio di nome un’operazione di facciata se non sarà accompagnato da investimenti, dal rafforzamento delle discipline e dal recupero delle ore ridotte negli anni. La critica pone una domanda sostanziale: quanto può incidere una nuova targa sulla qualità e sulla percezione sociale di una scuola?
Il governo sostiene che le parole contribuiscano a costruire pari dignità. I sindacati replicano che quella dignità dipende soprattutto da organici, laboratori, tempo scuola e opportunità reali. Il decreto, quando sarà presentato, permetterà di capire se la proposta resterà un cambiamento lessicale o sarà collegata a interventi più ampi.

