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Mattarella: ‘La scuola è aperta a tutti’. Il richiamo dopo Meloni

Il Capo dello Stato richiama l'articolo 34, l'inclusione e il rischio di nuovi ghetti dopo gli annunci della premier sugli studenti stranieri.

“La scuola deve includere, recuperare, ricostruire”. Sergio Mattarella ha scelto parole nette per inaugurare l’anno scolastico 2026-2027 ad Amatrice. Il Presidente della Repubblica ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione, secondo il quale la scuola “è aperta a tutti”, e l’ha definita la leva più efficace per integrare chi arriva da altri Paesi e i giovani nati in Italia da famiglie straniere.

Mattarella: 'La scuola è aperta a tutti'. Il richiamo dopo Meloni
Foto Wikipedia: @Presidential Press and Information Office

Il discorso è arrivato il giorno dopo che Giorgia Meloni aveva annunciato l’intenzione del Governo di introdurre un limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi, chiedere ai genitori con gravi difficoltà di integrazione di imparare l’italiano e vietare a scuola burqa e niqab. La coincidenza temporale ha fatto leggere l’intervento del Quirinale come un richiamo alla premier. Definirlo uno “stop” formale, tuttavia, sarebbe inesatto: Mattarella non ha nominato Meloni, non ha commentato una legge e non ha esercitato alcun potere di veto.

Le parole pronunciate da Mattarella

Nel testo integrale pubblicato dal Quirinale, il passaggio sull’integrazione non è ambiguo. La scuola, ha detto il Capo dello Stato, deve creare legami, conquistare la fiducia delle famiglie, impedire la formazione di ghetti e non alzare barriere. Deve unire, senza lacerare, e produrre coesione sociale.

Mattarella ha inserito questa posizione dentro una riflessione più ampia sul compito educativo, sulle disuguaglianze e sulle nuove tecnologie. Ha chiesto una scuola capace di formare persone libere, non consegnate agli algoritmi, e di riconoscere il disagio prima che diventi isolamento o violenza. Il centro del discorso non era dunque una replica di partito, ma una concezione costituzionale dell’istruzione come luogo aperto nel quale la differenza deve essere governata attraverso l’incontro.

Che cosa aveva annunciato Meloni

Nel suo intervento alla manifestazione dei giovani di Fratelli d’Italia, la presidente del Consiglio ha sostenuto che una concentrazione troppo elevata di alunni che non conoscono l’italiano può ostacolare l’integrazione. Ha quindi annunciato un provvedimento per stabilire un numero massimo di studenti stranieri per classe, senza indicare pubblicamente quale sarà la soglia. Ha inoltre anticipato il divieto di coprire il volto negli istituti e un percorso linguistico per alcuni genitori.

Il testo del provvedimento non è ancora disponibile e questo impedisce di valutarne concretamente criteri, deroghe e conseguenze. Esiste una differenza sostanziale fra distribuire gli studenti per evitare classi segregate e fissare quote che finiscano per escludere o spostare bambini sulla base della cittadinanza. Sarà il contenuto della proposta a dire quale impostazione prevarrà.

Un richiamo politico, non uno scontro istituzionale

Il Presidente della Repubblica non partecipa alla contesa quotidiana fra maggioranza e opposizione, ma richiama i principi entro i quali l’azione pubblica deve muoversi. Per questo le sue parole acquistano un significato politico senza diventare automaticamente un attacco al Governo. Pronunciate all’indomani degli annunci di Meloni e alla presenza del ministro Giuseppe Valditara, indicano il criterio con cui ogni futura norma dovrà confrontarsi: l’integrazione non può produrre nuove esclusioni.

L’angolo editoriale

La scuola diventa facilmente uno strumento di propaganda perché parla insieme di identità, infanzia, sicurezza e futuro. Sono temi capaci di attivare paure profonde e di trasformare problemi reali in formule elettorali. Le difficoltà linguistiche esistono, come esistono classi nelle quali gli insegnanti lavorano senza risorse sufficienti. La risposta, però, non può limitarsi a contare i cognomi o a spostare gli studenti da un’aula all’altra.

Il richiamo di Mattarella riporta la discussione al suo punto essenziale. La scuola appartiene alla Repubblica prima che a qualunque maggioranza temporanea. Può correggere squilibri, stabilire regole e chiedere responsabilità alle famiglie, purché ogni scelta mantenga aperta la porta indicata dalla Costituzione. L’inclusione non consiste nel negare i problemi: significa affrontarli senza usare i bambini come confine simbolico di una campagna politica.

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